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Nucleare: Parlamento UE, non c'è accordo sulla risoluzione |
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8 Aprile 2011 - Ieri il Parlamento Europeo ha rigettato tutte le risoluzioni proposte dai gruppi politici sul futuro del nucleare in Europa, inclusa quella finale che ha ottenuto 264 voti favorevoli e 300 contrari. Lo annuncia con una nota il Parlamanto Europeo. Ieri, ricorda la nota, il Parlamento aveva discusso con la Commissione e il Consiglio della sicurezza nucleare in Europa e di come fare tesoro della dura lezione di Fukushima. Durante il dibattito erano già emerse le differenti posizioni dei gruppi politici, sul tipo di "stress test" da effettuare sugli impianti europei, ma anche sull'opportunità del nucleare in sé.
Il dibattito si è aperto in un clima di protesta, con poster anti-nucleare e pro-rinnovabili agitati da diversi deputati, in segno di disaccordo con la politica energetica in vigore.
Eniko Gyori, a nome del Consiglio europeo, ha ricordato la consapevolezza dell'UE dei "problemi legati alla sicurezza nucleare". "Le leggi saranno riviste per garantire i test di resistenza", ha assicurato. I risultati dei test saranno disponibili e resi pubblici entro fine anno. "Fonti energetiche alternative saranno prese in considerazione, ma i 14 Stati membri che hanno scelto il nucleare, non possono semplicemente chiudere le centrali", ha concluso.
Più concreto il Commissario per l'energia Günther Oettinger, che ha parlato di "una lista di criteri redatti dalla Commissione, che saranno inviati al Parlamento e resi pubblici" per la fine di maggio. L'UE però non è competente per la politica energetica: "i test saranno decisi e effettuati dai singoli Stati", ha precisato.
La parlamentare del PPE Corien Wortmann-Kool ha chiesto "stress test" per tutti gli impianti nucleari europei, secondo criteri comuni; ha aggiunto che "gli standard di sicurezza devono essere più alti" e ha spinto per la chiusura degli impianti che non superano i test.
La svedese socialista Marita Ulvskog ha parlato di "problema globale e senza frontiere". Crede fermamente che "ci sia bisogno di una decisione presa dall'UE che superi le divergenze d'opinione sull'argomento". Ha ricordato, poi, che "se non è possibile sganciarsi immediatamente dal nucleare, si devono però cercare le alternative". "Una nuova era di sostenibilità è appena iniziata", ha concluso.
Anche la svedese Lena Ek, liberale, ha sottolineato "le debolezze dei test di resistenza", invitando a riformare la legislazione EU sul nucleare e a commissionare i test a "esperti indipendenti".
Sullo stesso tono Rebecca Harms, co-presidente dei Verdi, che ha definito "sospetti" i test di resistenza a responsabilità nazionale, in quanto "le autorità statali si conoscono da decenni e potrebbero essere disposte a chiudere un occhio".
Per Giles Chichester dei Conservatori e Riformisti europei, non bisogna dimenticare che "c'è un abisso tra i reattori costruiti 15 anni fa in Giappone e i nuovi impianti europei. E un abisso c'è anche tra il rischio sismico dei due continenti". Ha esortato quindi gli altri deputati "ad analizzare bene la situazione e agire senza fretta". Una moratoria sul nucleare "non si baserebbe su nessuna evidenza".
La tedesca Sabine Wils, della sinistra verde nordica, ha ricordato le centinaia di migliaia di tedeschi che hanno manifestato in Germania contro il nucleare e a favore delle energie rinnovabili. "Cambiare si può", ha auspicato.
Infine Niki Tzavela, deputata greca del gruppo Libertà e Democrazia, ha parlato addirittura di "una nuova era di mega disastri", ritenendo che le compagnie non trasparenti sul nucleare "commettano crimini contro la società".
Fonte: www.repubblica.it |