| Energia, Eurostat: In 10 anni raddoppio rinnovabili |
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12 Aprile 2011 - Nel 2009 il petrolio resta la principale fonte di energia nei Paesi dell’Europa a 27, con una media del 37 per cento dei consumi totali, seppur con un lieve calo del 2 per cento rispetto al 1999. Le rinnovabili salgono nello stesso periodo dal 5 al 9 per cento, mentre il gas cresce dal 22 al 24 per cento. Stabile, invece, il nucleare che si attesta al 14 per cento nell’ultimo decennio. In lieve calo, infine, l’impiego dei combustibili solidi (come legno, carbone) che passa dal 18 al 16 per cento. A renderlo noto è l’Eurostat in occasione della Terza settimana europea dell'energia sostenibile. Dall’analisi dell’istituto di statistica europeo emerge che la dipendenza dal petrolio è ancora fortissima per alcuni Paesi in particolare per Malta (100 per cento dei consumi interni), Cipro (96 per cento), Lussemburgo (63 per cento), Grecia (55 per cento), Irlanda (52 per cento) e Portogallo (50 per cento). Il ricorso al gas è invece prevalente in Olanda, dove è pari al 43 per cento, in Italia e Regno Unito (entrambe al 38 per cento) e in Ungheria (36 per cento). L’utilizzo maggiore di combustibili solidi si registra in Estonia (58 per cento), Polonia (54 per cento), Repubblica Ceca (41 per cento) e Bulgaria (36 per cento). Sulle fonti pulite, l’analisi di Eurostat mostra che tutti gli Stati membri hanno registrato degli incrementi della loro percentuale di rinnovabili tra il 1999 e il 2009: ad aprire la classifica la Lettonia (dal 32 al 36 per cento), Svezia (dal 27 al 34 per cento), Austria (dal 23 al 27 per cento) e Finlandia (dal 21,8 al 23,2 per cento). I migliori risultati, in termini di incremento nel decennio preso in considerazione dall’istituto di statistica, sono la Danimarca (dall’8 al 17 per cento), la Svezia (dal 27 al 34 per cento), il Portogallo (dal 13 al 19 per cento), la Slovacchia (dal al 7 per cento), l’Austria (dal 23 al 27 per cento), la Lettonia (dal 32 al 36 per cento), la Spagna (dal 5 al 9 per cento), la Slovenia (dal 9 al 13 per cento) e l’Ungheria (dal 3 al 7 per cento). Passando al nucleare, il “debito atomico” è pari al 40 per cento per cento in Francia (che ha incrementato dal 39,9 al 40,2 la percentuale di utilizzo dell’atomo nel decennio), al 34,1 per cento in Lituania (dal 32,9), al 29 per cento in Svezia. Anche l’Ungheria passa dal 14,1 al 15,8 per cento, mentre la Slovenia è passata dal 18,8 al 21,2 per cento così come la Slovacchia dal 19 al 21,9 per cento. Per quel che riguarda l’Italia, secondo Eurostat la dipendenza dal petrolio è scesa tra il 1999 e il 2009 dal 53 al 42,3 per cento, a fronte di un incremento del gas nello stesso periodo dal 32,2 al 37,9 per cento. Per quel che riguarda le rinnovabili, il ricorso a tale fonti è salito invece dal 5,7 al 9,5 per cento. Fonte: www.ilvelino.it |
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