| 2050, solo energia pulita sulla Terra |
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21 Febbraio 2011 - RAPPORTO. Tra 40 anni, senza fonti fossili, avremo una riduzione dell’80% della CO2. Come? Lo spiega il Wwf insieme ad Ecofys. Un pianeta vivo, pulito e completamente autosufficiente. Non si trova in qualche galassia sperduta di un film di fantascienza, ma è quello su cui viviamo, destinato a uno scenario da incubo se non si imbocca urgentemente una scelta sostenibile delle risorse a disposizione. Il Wwf, nell’autorevole e importante dossier “The Energy report”, redatto in due anni, mostra come riuscire a trasformare la Terra in una piccola Pandora, in grado di alimentarsi al 100% attraverso l’uso delle energie rinnovabili di cui già dispone ed entro una data per nulla lontana: il 2050. L’asticella viene alzata in alto non per motivi propagandistici, ma analizzando una serie di dati e di prospettive che portano a queste conclusioni, considerando non tanto la “visione” ecologista sottesa (“The vision” è il sottotitolo dell’analisi), quanto i vantaggi dal punto di vista economico, sia per i governi che per le aziende, prossimi ad una serie di opportunità e di sfide da vincere a tutti i costi. Lo scenario realizzato dall’associazione ambientalista insieme ad Oma, società di analisi specializzata in urbanistica, ed Ecofys, compagnia di consulenza leader sul fronte dell’efficienza energetica, giunge al Consiglio europeo dedicato all’Energia e all’Innovazione sottolineando come l’Ue sia in forte ritardo sul traguardo di aumentare l’efficienza energetica del 20% entro il 2020, e proponendo delle misure per rafforzare l’impegno degli Stati membri in questa direzione. È proprio questo il punto su cui il Wwf chiede ai leader europei di focalizzarsi, con un occhio particolare all’Italia che in passato si è distinta per grandi proclami e promesse e scarsissimi risultati. Sono dieci i capisaldi di un futuro 100% rinnovabile da cui si muove “The Energy report”: l’energia pulita, da promuovere e sviluppare; le reti, attraverso cui condividere e scambiare le risorse; l’accesso, ponendo fine alla povertà energetica e garantendo fonti pulite anche nei Paesi in via di sviluppo; i soldi, attraverso cui investire nelle rinnovabili; il cibo, sia nella riduzione dello spreco che nella scelta di alimenti più sostenibili; i materiali da ridurre, riusare e riciclare; i trasporti, garantendo spostamenti su mezzi pubblici, l’elettrificazione e l’uso di idrogeno dove possibile; la tecnologia per promuovere ricerca e sviluppo; la sostenibilità he assicurino il raggiungimento degli obiettivi, e infine gli accordi per garantire regole globali. La domanda posta dal Wwf e girata ad Ecofys è stata: come è possibile garantire a tutti gli abitanti del pianeta energia rinnovabile al 100% entro il 2050? La risposta è stata una stima del coefficiente totale di cui potremmo godere, entro quella scadenza, tenendo presente una serie di fattori e di costi sull’altro piatto della bilancia. Ad esempio, il fatto che il mondo potrebbe trovarsi a dover spendere, a causa dei cambiamenti climatici, oltre 200 miliardi di euro l’anno per la costruzione di strutture per la difesa dalle inondazioni e la distribuzione dell’acqua; la certezza che entro 20 anni le riserve di gas e di petrolio saranno ridotte al 40-60% e che raggiungere quelle più inaccessibili è enormemente costoso; e le problematiche legate all’energia nucleare, come i 10.000 anni prima che le scorie non rappresentino più una minaccia e la necessità di personale altamente specializzato e di strutture complesse. Lo scenario che Wwf ed Ecofys contrappongono parte da una premessa: nel 2050 la domanda di energia risulterà del 15 per cento inferiore a quella del 2005. La stima tiene conto del fatto che, sebbene la popolazione sia in crescita, l’industria utilizzerà una quantità maggiore di materiali riciclati ed energeticamente efficienti. Tutto questo, insieme allo sviluppo di reti elettriche “intelligenti” (smart grid) per immagazzinare l’energia e al mix energetico proposto nel Rapporto, consentirà un risparmio di quasi 4 trilioni di euro l’anno. Il futuro vede il sole al primo posto:duzione totale si passerà a circa la metà di tutta la produzione elettrica, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, molti dei quali rientrano in regioni con forti esposizioni. Dal 2 per cento di eolico si arriverà ad un quarto del fabbisogno, mentre l’1 per cento verrà dal mare e dalle maree, un 4 per cento dalla geotermia. L’energia idroelettrica, oggi la fonte verde più usata, dovrebbe invece scendere dal 15 al 12%, anche perché spesso presenta problematiche ambientali, con dighe e relative modifiche degli ecosistemi. Infine, la bioenergia, quella che viene dalle biomasse, in grado di coprire il 13 per cento del calore necessario agli edifici, a patto che venga prodotta in maniera sostenibile. In conclusione per un futuro migliore, o semplicemente per avere un futuro, bisogna a tutti i costi ridurre la domanda, aumentando l’efficienza energetica e riducendo gli sprechi, e massimizzare l’uso dell’elettricità, con il miglioramento delle reti, e del calore diretto, . Condizioni che darebbero una riduzione dell’80% della CO2 emessa e una temperatura globale sotto i 2°C rispetto all’età pre-industriale. L’incubo dei cambiamenti climatici finirebbe così in archivio. Fonte: www.terranews.it |



