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Regione, arriva lo stop per gli impianti fotovoltaici |
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La giunta ha approvato una delibera che sarà discussa in Consiglio a gennaio. Previsto il divieto per le strutture destinate alla produzione su scala industriale. Ammesse solo le piccole installazioni
16 Dicembre 2010 - Toscana off-limits per gli impianti fotovoltaici a terra. Sono ammesse le piccole installazioni, quelle al di sotto dei 200 kw, cioè sotto i 4.000 metri quadrati di superficie. Per gli impianti più grandi, destinati alla produzione su scala industriale e non solo all'autoconsumo, niente da fare. La giunta regionale guidata da Enrico Rossi ha approvato una delibera che verrà discussa dal Consiglio regionale a gennaio. E se l'esito sarà favorevole, scatterà il divieto che potrebbe bloccare anche le richieste di mega-impianti da 40 ettari già presentate in Maremma. Un possibile pericolo per agricoltura e territorio denunciato sei mesi fa dal presidente di "Slow Food" Carlo Petrini proprio dalle pagine di Repubblica.
E' un divieto assoluto, quello concepito dalla giunta Rossi. E se nella delibera si parla di proibire il maxi-fotovoltaico nelle aree d'interesse culturale, in quelle tutelate dal codice del paesaggio, nelle aree classificate Doc e Docg o Dop e Igp, di fatto il divieto "riguarda l'intero territorio toscano", spiega il dirigente del settore energia della Regione Edo Bernini. L'elenco delle aree vietate è solo un espediente imposto dalle norme.
Ma perché un divieto così generale? Perché il fotovoltaico produce un reddito più alto di quello generato dall'agricoltura. E il rischio intravisto dal governo toscano è stato quello di "veder sottratte in pochi anni grandi estensioni di terreno all'attività agricola". Di vedere in sostanza snaturato il paesaggio toscano: "Il provvedimento che abbiamo preparato prevede invece di contenere lo sviluppo fotovoltaico a terra per fini di autoconsumo", spiega Bernini. E le richieste di mega-impianti arrivate nella varie amministrazioni provinciali durante i mesi scorsi hanno spinto la Regione a rompere gli indugi.
Fonte wwwlarepubblica.it
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