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Presto pannello solare 'fatto in casa' |
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 | Otto anni studio, sistema prevede uso erba o scarti agricoli |
8 febbraio 2012 - Cosa c'è di più green di un pannello solare? Un pannello solare vegetale ricavato dall'erba tagliata! E dobbiamo ringraziare un team internazionale di ricercatori se in un futuro non troppo lontano le celle fotovoltaiche potranno essere realizzate attraverso il materiale vegetale di scarto, diventando così un'alternativa economica e pulita alle celle solari tradizionali.
In particolare, l'idea di utilizzare ciò che Madre Natura ci offre per soddisfare il nostro fabbisogno energetico, rispettando l'ambiente, è del ricercatore del MIT, Andreas Mershin, che ha ripreso un progetto avviato otto anni fa da Shuguang Zhang, scienziato e direttore associato del MIT Center for Biomedical Engineering.
Nel suo lavoro originale, Zhang era riuscito a mettere insime un complesso di molecole conosciute come fotosistema-I (PS-I), ossia piccole strutture all'interno delle cellule vegetali che svolgono la fotosintesi. A quel punto, insieme ai colleghi, ha utilizzato il PS-I delle piante, stabilizzato chimicamente e posto a formare uno strato sul vetro che avrebbe potuti - come una convenzionale cella fotovoltaica - produrre corrente elettrica quando esposto alla luce.
Tale sistema, in un primo momento, aveva evidenziato qualche difficoltà visto che l'assemblaggio e la stabilizzazione delle sostanze chimiche necessarie al processo richiedevano sofisticate e costose attrezzature di laboratorio. Inoltre, la prima cella solare realizzata era piuttosto debole: la sua efficienza infatti era troppo bassa per garantire un bilancio positivo in termini energetici.
Ma oggi, secondo quanto riferisce lo stesso Mershin in una nota, il processo è stato semplificato al punto da riuscire a realizzare in ogni laboratorio la speciale cella, permettendo ai ricercatori di tutto il mondo di iniziare ad esplorare il processo ed apportare eventuali miglioramenti.
E c'è da stare allegri visto che rispetto al primo tentativo, quest'ultimo sembra essere andato molto meglio. L'efficienza del nuovo sistema è 10.000 volte superiore rispetto alla versione precedente, anche se rimane ancora da migliorare.
La chiave per raggiungere questo enorme miglioramento dell'efficienza, secondo lo studioso, è stata quella di trovare un modo per esporre una maggiore superfiche del PS-I al sole. Il precedente lavoro di Zhang aveva semplicemente prodotto un sottile strato di materiale.
Così, com'egli stesso ha spiegato, ispirandosi al modo in cui i pini prendono la luce, nel buio dei boschi, Mershin ha deciso di “creare una foresta su un microscopico chip”.
Oltre ai vantaggi sotto il profilo della sostenibilità ambientale e dell'approvvigionamento energetico, un ulteriore punto a favore della cella vegetale è quello di riuscire ad aiutare anche le popolazioni dei villaggi dove ancora la luce è un miraggio. Queste popolazioni, infatti, potrebbero utilizzare i rifiuti agricoli, privi di valore, come materia prima. In pochi anni, secondo Mershin diremo addio al kerosene, ancora oggi “la fonte più diffusa di illuminazione in tali luoghi”.
Fonte: www.greenme.it
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