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| Nucleare: allarme Greenpeace, stress test Ue pieni di lacune |
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"Uno dei principali problemi è che manca ancora la piena trasparenza - spiega al telefono Jan Haverkamp, consulente di Greenpeace per l'energia nucleare - abbiamo infatti potuto valutare tutti i rapporti dei supervisori ma solo metà di quelli degli operatori". Dalle oltre 10 mila pagine di prove ed analisi emerge comunque una lacuna comune a tutti, spiega sempre Haverkamp, "manca uno studio di impatto sulle prime conseguenze di un eventuale incidente sulla popolazione: non ci sono i piani per l'evacuazione". Oltre a ciò la Ong ambientalista lamenta che "l'età dei reattori non viene adeguatamente considerata" che "non vengono analizzati i pericoli di un'avaria ad un multireattore e gli effetti di un incidente provocato da aerei di grandi dimensioni". Greenpeace sottolinea inoltre le grandi differenze presenti tra un paese e l'altro al momento di analizzare pregi e difetti dei loro impianti. La Francia viene indicata come "più rigorosa" nei suoi test, anche per via della maggior autonomia dei supervisori nazionali, mentre Svezia, Regno unito e Repubblica ceca vengono accusate di "non aver fornito diverse informazioni". "Fukushima - si legge nel comunicato della Ong - ci ha insegnato a pensare l'impensabile e questi test hanno costretto i direttori delle centrali a farlo. Ma - la conclusione di Greenpeace - è che ci sono ancora importanti lacune". Il 31 ottobre scade il termine ultimo per presentare i rapporti sulla tenuta delle centrali nucleari, quindi la Commissione Ue presenterà un rapporto preliminare ai ministri dell'energia il prossimo 9 dicembre a Bruxelles. |
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