| La pioggia di incentivi che fa felici cinesi e fondi esteri |
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Il tam tam del fotovoltaico segnala un'impennata delle importazioni di pannelli solari e inverter, soprattutto dalla Cina.16 Febbraio 2011 - È il segno che molti di quanti avevano dichiarato di avere già installato gli impianti al 31 dicembre 2010 per avere gli incentivi massimi, ma non l'avevano fatto, stanno correndo ai ripari nella convinzione che il Gestore del sistema elettrico (Gse) non effettui in tempo i controlli. Ma le illegalità, che il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, si è impegnato a contrastare, sono solo la punta dell'iceberg. Un iceberg formato dalle regole di comodo dettate dalle grandi imprese e dalle associazioni delle piccole a un Parlamento e un governo proni. Regole che fanno dell'Italia il Bengodi europeo delle fonti rinnovabili. CorrierEconomia ha ottenuto da fonti ufficiose su rilevazioni del Gse normalizzate per durata (15 anni), ventosità e insolazione, gli incentivi italiani alle fonti rinnovabili in rapporto sia alle medie europee che a quelle tedesche, francesi e spagnole. L'una per l'altra, le incentivazioni sono superiori dell'80% alla media europea per i piccoli impianti e del 40-50% per quelli di maggior dimensione. Che così stiano le cose è indirettamente confermato dall'eccezionale afflusso di investimenti esteri nel settore, specialmente da fondi di private equity. Il caso più famoso e importante è stato l'acquisto dei campi fotovoltaici di Terna, costruiti nelle adiacenze delle stazioni elettriche, da parte di Terra Firma Capital Partners, un grande fondo americano che a marzo pagherà tra i 620 e i 670 milioni. Gli esegeti della concorrenza avranno da ridire sullo spirito di iniziativa dell'amministratore delegato, Flavio Cattaneo, che ha messo a frutto aree di proprietà altrimenti «morte» facendo un mestiere diverso dal gestore dell'infrastruttura e in temporaneo conflitto d'interessi. Ma assai meglio sarebbe domandarsi perché Terra Firma sia pronta a pagare tanto cari quei campi fotovoltaici. La risposta è semplice: gli incentivi sono tali da assicurare un ritorno del 12-15% di un investimento fatto largamente a debito. E dove si trova un bond a bassissimo rischio migliore di questo? Ma subito dopo dovremmo farci un’altra domanda: quelli di Terra Firma e della legione di altri private equity scesi a investire nelle rinnovabili italiane sono soldi che entrano o, alla fine, soldi che escono dal Paese? Anche qui la risposta è semplice: ne entrano meno di quanti ne escono, visti i margini al capitale di rischio e di debito pagati dagli incentivi e una spesa per l'investimento che finisce per circa il 70% all’estero («Stiamo finanziando la Cina», ha tagliato corto l’esponente confindustriale, Agostino Conte). Fonte www.ilcorrieredellasera.it |
Legambiente, nel suo rapporto annuale sulla qualità ambientale delle città italiane, ha stilato la classifica delle città. Il dossier ha preso in considerazione diversi parametri ambientali. La migliore città italiana in campo ambientale è Verbania. Male il Sud, con Catania fanalino di coda. 


Il tam tam del fotovoltaico segnala un'impennata delle importazioni di pannelli solari e inverter, soprattutto dalla Cina.