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| Fotovoltaico, se non ora, quando? |
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Tutta colpa del referendum che ha mandato per la seconda volta a gambe per aria la fantomatica e deleteria scelta nucleare, speriamo una volta per tutte. Ma non è soltanto il Governo che deve prendere atto della situazione del fotovoltaico italiano che ha superato quello tedesco (nel 2011, per l’Italia, potenza cumulata 11.010 MW; per la Germania, 5.500 MW) che finora l’aveva fatto da padrone. Anche nell’opinione pubblica è auspicabile che si formi la convinzione che il fotovoltaico è una grande opportunità per tutto il Paese, e non soltanto per i possessori di un impianto fotovoltaico che percepiscono gli incentivi. Grazie tante, dirà qualcuno o più di uno, è lo Stato a pagare gli incentivi, e in questo modo non si fa mercato ma assistenza. Sarebbe vero se non fosse che: Inoltre, la filiera italiana del fotovoltaico è adesso in grado di attrarre investimenti e di esportare il proprio know-how. Naturalmente quest’ultimo obiettivo richiede stabilità del mercato e della normativa, mentre in Italia, osserva il GIFI, da Agosto 2010 ad Agosto 2011 si sono registrate ben sei modifiche normative! In definitiva, come ha detto in una recente conferenza Valerio Natalizia, presidente GIFI «le tariffe incentivanti sono un volano necessario per permettere al settore di raggiungere un livello di industrializzazione tale da competere con il costo di generazione di energia elettrica prodotta con fonti tradizionali». La normalità sarà rappresentata dalla grid parity, quando cioè un kWh prodotto con il sistema fotovoltaico avrà lo stesso costo, se non inferiore, di quello prodotto da una centrale elettrica tradizionale. Ma la parità è vicina, questa è la buona notizia. |
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