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| ISTAT: LE ABITUDINI D'ACQUISTO DEGLI ITALIANI CONSUMI E SPESA DELLE FAMIGLIE AL PALO |
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Nella fotografia scattata dall’Istat, il valore mediano della spesa mensile per famiglia è pari a 2.040 euro, l’1% in più rispetto al 2009, e conferma la stabilità osservata in termini di valore medio. La spesa media, in valori correnti, per generi alimentari e bevande non mostra variazioni significative rispetto al 2009 (+1,2%) e si attesta a 467 euro mensili. In particolare, aumenta la spesa per carne, mentre continua a diminuire quella per oli e grassi. La spesa per alimentari e bevande rimane costante fra le famiglie del Nord (16,5%)e del Centro (18,6%), mentre aumenta nel Mezzogiorno, arrivando a rappresentare un quarto della spesa totale. Quella non alimentare risulta stabile e pari a 1.987 euro mensili. È in diminuzione rispetto al 2009, caratterizzato da un inverno particolarmente rigido, la spesa per combustibili ed energia e quella per altri beni e servizi. Continua ad aumentare il peso dell’abitazione, così come aumenta il peso di sanità e istruzione. La Lombardia è la regione con la spesa media mensile più elevata (2.896 euro), seguita da Emilia-Romagna (2.885) e Veneto (2.876). Fanalino di coda, ancora una volta, la Sicilia con una spesa media mensile (1.668) di oltre 1.000 euro inferiore a quella delle regioni con la spesa più elevata. Qualche segnale di ripresa arriva dall’indicatore dei Consumi di Confcommercio che segna a maggio un’espansione tendenziale dell’1,1% dopo il progresso dell’1,9% del mese precedente. Un dato da prendere con cautela però, sottolinea l’associazione, dal momento che a livello congiunturale si registra una flessione dello 0,1%. Per Adusbef e Federconsumatori, i dati sui consumi delle famiglie «non fanno altro che confermare una situazione drammatica e preoccupante che va avanti da tempo, senza che il Governo faccia nulla». Le due associazioni mettono in guardia: la manovra determinerà ricadute di 729 euro a famiglia, a cui si aggiungono altri 198 euro per l’aumento delle rate dei mutui e per l’aumento delle accise dei carburanti, per un totale di 927 euro. Frenano intanto le richieste di cassa integrazione a giugno. Le 82,4 milioni di ore autorizzate, informa l’Inps, segnano una diminuzione del 20,1% rispetto a maggio, quando furono 103,2 milioni, e del 20% rispetto a giugno 2010, quando furono 103,1 milioni. In netta flessione tutte le categorie. Per i sindacati però è ancora presto per parlare di ripresa. Fonte: www.lastampa.it |
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