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| Allarme Draghi sui giovani.Bassa crescita anche per loro difficolta' |
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L'Italia cresce poco anche perché non punta sui giovani. È la tesi su cui insiste il prossimo governatore della Bce (da novembre) intervenuo in un convegno a Sarteano (Siena) a porte chiuse davanti a una platea bipartisan di parlamentari riuniti nell'intergruppo per la sussidiarietà: «La bassa crescita dell'Italia negli ultimi anni è anche riflesso delle sempre più scarse opportunità offerte alle giovani generazioni di contribuire allo sviluppo». Draghi ha indicato che la crisi ha acuito il problema delle condizioni di vita dei giovani che in Italia possono contare ancora sull'aiuto della famiglia. Nel 2009, nota il governatore, il tasso di occupazione dei figli conviventi é tuttavia sceso di 2,9 punti a fronte di un calo di 0,7 punti tra i capifamiglia e i loro coniugi. «La struttura dell'occupazione e gli strumenti di sostegno esistenti tendono a favorire le persone meno giovani o già occupate». La caduta dell'occupazione, poi, «ha interessato in prevalenza i figli conviventi e i nuclei familiari plurireddito». La maggiore probabilità di accesso al primo impiego per «coorti di giovani sempre più istruite e di dimensioni più contenute rispetto a quelle del baby boom, nota Draghi, è stata però controbilanciata dal rallentamento della crescita economica e della produttività. Ciò ha peggiorato le prospettive retributive, reso più discontinue le condizioni di primo impiego e allungato i tempi di transizione verso forme di lavoro più stabili. Draghi propone quindi di assicurare «condizioni di partenza meno diseguali ai giovani che si affacciano alla vita adulta: può essere utile considerare strumenti redistributivi della ricchezza oltre che del reddito». Una dotazione di capitale all'inizio della vita adulta può aiutare ciascun individuo «ad avviare un attività economica, meglio di un sostegno corrente di reddito spalmato su più anni». Le misure strutturali da adottare Draghi ha indicato una serie di azioni concertate su cui lavorare per fronteggiare l'attuale crisi. Tra questi la riduzione la segmentazione del mercato del lavoro oggi diviso in settori protetti e non protetti per favorire i processi di riallocazione dei lavoratori tra imprese e settori e cogliere più prontamente le opportunità di crescita sui mercati globali. Riguardo al lavoro aggiunge che è necessario intervenire sulla «regolamentazione delle diverse tipologie contrattuali estendendo la copertura degli istituti assicurativi». Altra indicazione è quella della riforma dell'istruzione «per incrementare lo stock di capitale umano, oggi inferiore in quantità e qualità rispetto ai paesi con cui competiamo sui mercati». |
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