7 febbraio 2012 - Dallo stato di allerta all’emergenza vera e propria: scatta la fase due della crisi del gas. Il «Comitato emergenza», che si è riunito ieri al ministero dello Sviluppo, ha deciso di attivare le procedure straordinarie previste dall’Unione Europea per far fronte al crollo delle forniture in arrivo dalla Russia. Dopo che nei giorni scorsi era stata aumentata la produzione nazionale, massimizzata l’erogazione degli stoccaggi (ovvero le scorte gestite da Stogit ed Edison) e soprattutto sono state potenziate le forniture dall’Algeria e dal Nord Europa, ieri il ministero ha proclamato ufficialmente lo stato d’emergenza decidendo due nuovi interventi: il primo prevede di far subentrare alle centrali che funzionano a gas, e che garantiscono i due terzi della nostra produzione elettrica, le centrali ad olio combustibile; il secondo riguarda i consumi di gas dei clienti industriali, i cui contratti prevedono la possibilità di interrompere o limitare la fornitura, contratti che da oggi verranno «contenuti» allo scopo di «tutelare pienamente le utenze domestiche, per le quali sono escluse conseguenze negative».
L’obiettivo è «comprimere al massimo i consumi» passando dal gas all’olio la produzione di alcune migliaia di megawatt di energia elettrica ogni giorno e quindi, assieme alle misure di interruzione, arrivare a «risparmiare» almeno 25 milioni di metri cubi di gas, ovvero circa l’8-9% dei nostri consumi giornalieri.
La situazione italiana è seria ma non ancora grave. Anche se a lungo andare, soprattutto se non si fosse corso ai ripari, sarebbe potuta certamente peggiorare: da un lato, infatti, le forniture dalla Russia continuano ad andare a singhiozzo. Anche se ieri sia Gazprom che l’Unione europea sostenevano che la situazione era in via di miglioramento, ma solo in parte: dal -25/-30% dello scorso fine settimana, taglio che ha fatto scattare le prime contromisure, ieri si è infatti passati ad un -18. Ieri al punto di consegna di Tarvisio sono infatti arrivati 84,9 milioni di metri cubi di gas da Gazprom contro una richiesta di 103,4 milioni di metri cubi. Mentre a Passo Gries (Svizzera) il Transitgas ha registrato un -12% di volumi, scendendo da 63,7 milioni di metri cubi a 56. In parallelo, mentre anche il rigassificatore di Rovigo (causa mare grosso) ha dovuto rallentare le sue erogazioni, i consumi elettrici si mantengono su una livello sostenuto: complice il perdurare del maltempo, da venerdì a ieri, si viaggia attorno ai 50 mila megawatt di consumo al giorno. Dato che resta comunque ben lontano dal record di 56 mila megawatt che si registrò nel dicembre del 2007.
Di qui la decisione di «accendere» le centrali ad olio, meno efficienti e più inquinanti, e spegnere quelle a gas. L’ultima parola, in questo caso, spetterà a Terna (la società che gestisce la rete) che in base alle previsioni della domanda elettrica «chiamerà» in produzione un impianto piuttosto che l’altro e deciderà di spegnere questo o quell’altro impianto turbogas. Tutti i grandi player elettrici nazionali sono pronti al cambio, a cominciare dall’Enel che si appresta a riattivare gli impianti di Porto Tolle (Rovigo), Montalto di Castro (Viterbo) e Rossano Calabro (Cosenza), per proseguire poi con Edison, A2A, Edipower ed Eon.
Per il ministro Corrado Passera è in corso uno «stretto monitoraggio», ma non è il caso di drammatizzare anche perché il grosso dei nostri stoccaggi non è ancora stato utilizzato. E mentre il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia protesta per i possibili contraccolpi che dovranno patire le imprese, l’amministratore delegato dell’Eni Paolo Scaroni parla di decisione «molto saggia». «Con le misure di emergenza non ci saranno problemi per le famiglie e per le imprese, a parte quelle che hanno contratti interrompibili. Mi attendo che la situazione si tranquillizzerà nel prossimo week end». Quanto alle bollete del gas, il manager ha assicurato che «non ci sarà alcun aggravio, e se ci sarà lo sosterremo noi».
Fonte: www.lastampa.it