| Dossier Copenaghen: rush finale per l'accordo |
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![]() Usa: sì maxi-fondo da 100 mld. Al summit di Copenaghen si apre uno spiraglio. La trattativa va avanti a oltranza. Gli Stati Uniti: se arriva una buona intesa aiuteremo i paesi in via di sviluppo. 18 dicembre 2009 - Si tratta a oltranza alla Conferenza Onu sul clima. I leader del mondo, raccogliendo l'invito del premier francese, hanno deciso di andare avanti fino a raggiungere un'intesa. Una mossa obbligata perché il tempo sta scadendo e, in plenaria, i capi di Stato e di governo dei paesi europei e di una parte importante dei paesi emergenti hanno lanciato un appello a chiudere un accordo forte che eviti il disastro climatico, cioè un aumento della temperatura che superi i due gradi entro il secolo. Gli interventi dei leader in plenaria hanno disegnato un'ampia convergenza sulla portata dei disastri legati al fallimento (milioni di profughi climatici e di affamati) e sulle misure necessarie a rallentare la velocità del cambiamento climatico (un taglio delle emissioni del 25-40 per cento al 2020 e del 50 per cento a livello globale al 2050). Uno dei nodi da sciogliere è quello dei finanziamenti per allargare ai paesi in via di sviluppo l'economia virtuosa a basso impatto ambientale. E, su questo fronte, si è registrata una svolta importante: sul tavolo ci sono cento miliardi di dollari. Con l'intervento di Hillary Clinton l'atmosfera della conferenza di Copenaghen è cambiata. Se ci sarà un accordo "operativo e trasparente" - ha detto il segretario di Stato Usa - si potrà arrivare alla creazione di un fondo per il trasferimento delle tecnologie pulite ai paesi in via di sviluppo che arriverà a 100 miliardi di dollari l'anno entro il 2020. E' la stessa posizione dell'Europa: un sostegno finanziario in crescita da oggi al 2020 per agevolare il salto verso una crescita economica a basso impatto ambientale anche nei paesi meno industrializzati. continua a leggere... |





18 dicembre 2009 - Si tratta a oltranza alla Conferenza Onu sul clima. I leader del mondo, raccogliendo l'invito del premier francese, hanno deciso di andare avanti fino a raggiungere un'intesa. Una mossa obbligata perché il tempo sta scadendo e, in plenaria, i capi di Stato e di governo dei paesi europei e di una parte importante dei paesi emergenti hanno lanciato un appello a chiudere un accordo forte che eviti il disastro climatico, cioè un aumento della temperatura che superi i due gradi entro il secolo. Gli interventi dei leader in plenaria hanno disegnato un'ampia convergenza sulla portata dei disastri legati al fallimento (milioni di profughi climatici e di affamati) e sulle misure necessarie a rallentare la velocità del cambiamento climatico (un taglio delle emissioni del 25-40 per cento al 2020 e del 50 per cento a livello globale al 2050).