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| Smog, aumenta il rischio di infarto |
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L’indagine ha tenuto conto di 79.288 casi di infarto registrati tra il 2003 e il 2006. Il nuovo studio ha voluto vedere gli effetti dell’ inquinamento in un ristretto lasso di tempo. Gli esperti hanno incrociato le tempistiche degli infarti registrati con i dati di inquinamento (livelli di particolato PM10, ozono, monossido di carbonio, ossidi di azoto e altre sostanze) disponibili nell’ archivio britannico National Air Quality Archive. Gli effetti dell’inquinamento sono stati studiati entro intervalli di tempo di 1-6, 7-12, 13-18, 19-24, 25-72 ore dall’esposizione. E’ emerso che il rischio infarto aumenta nelle sei ore successive all’esposizione. Quindi in qualche modo l’ inquinamento facilita l’infarto; l’ipotesi di studio e’ che l’ aria inquinata anticipi nel tempo l’attacco cardiaco, e cioe’ che dia il via a un infarto che comunque avverra’. Infatti gli esperti hanno visto che i casi di infarto tendono a ridursi trascorse sei ore dall’esposizione. ”E’ provato che lo smog uccide, solo nelle grandi citta’ italiane ci sono circa 9000 morti l’anno attribuiti alle polveri sottili e all’ozono (secondo dati OMS)”, si tratta di decessi precoci indotti da inquinamento atmosferico, che quindi e’ come se accelerasse il decorso di malattie cardiache di persone deboli e con fattori di rischio. A ricordare i dati e’ il direttore di Legambiente Alberto Fiorillo in un commento alla ricerca che lega problemi cardiovascolari e rischio infarto all’inquinamento da traffico. |
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