| Introduzione al picco del petrolio |
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In questo momento il petrolio fa segnare un nuovo record, superando i 145 dollari al barile, quotazione impensabile fino ad un anno fa. Per quale motivo si è arrivati a tale valore? di Giuseppe Gazzillo 09 aprile 2008 - Sicuramente vi è una componente legata alla speculazione finanziaria: in un periodo di instabilità dei mercati come questo che stiamo attraversando, molti investitori utilizzano il petrolio come l'oro, cioè come un bene rifugio su cui indirizzare i propri risparmi. Ma in questo andamento al rialzo, che dura ormai da diversi anni, vi è sicuramente una componente strutturale legata ad un concetto semplice ma messo poco in risalto dai mezzi di comunicazione: la questione del picco di produzione petrolifera. A portare alla ribalta tale questione fu per primo il geologo americano Hubbert, il quale previde il calo della produzione petrolifera americana a partire dai primi anni '70 e ipotizzò un analogo andamento per la produzione petrolifera globale. I suoi risultati furono sintetizzata in una celebre curva a campana, che mostra l'andamento della produzioe petrolifera nel tempo: dopo aver raggiunto un picco, da lui previsto intorno al 2000, essa è destinata inesorabilmente a scendere. ![]() Il motivo è piuttosto banale: il petrolio (ma analogo dicorso può farsi per il gas, il carbone, l'uranio) è presente sulla Terra in quantità limitate. Ad una fase iniziale di produzione crescente, a costi contenuti, seguirà quindi una fase di produzione decrescente, con costi di estrazione via via più elevati. I dati ufficiali, forniti dall'Energy Information Administration (EIA) danno poco spazio alle interpretazioni: nonostante la crescita esponenziale del prezzo del barile, dal 2005 la produzione mondiale di petrolio è rimasta sostanzialmente stabile. ![]() E' probabile, come già accaduto per la produzione petrolifera negli USA, in Norvegia, in Messico, dopo un breve periodo di produzione costante (il cosidetto "picco"), i giacimenti inizieranno a fornire quantità di greggio sempre minori. Le conseguenze di un tale andamento rischiano di minare seriamente la crescita dell'economia mondiale: minor offerta di petrolio comporta maggiori costi per l'energia e quindi maggiori difficoltà nel trasporto di merci e persone. Coloro che negano tale teoria, sostengono che la crescita dei prezzi petroliferi comporterà un nuovo impulso all'estrazione, compensando così il calo della produzione dei giacimenti esistenti con una nuova produzione dovuta, ad esempio, agli scisti bituminosi e al catrame contenuto nelle sabbie del Canada e del Venezuela. Tali produzioni, che oggi rappresentano un'aliquota modesta, presentano però una serie di problemi: necessitano di grandi quantità di acqua, contribuiscono ad aggravare l'effetto serra ma, soprattutto, presentano un rapporto tra energia ricavata ed energia impiegata per estrarli molto basso (il cosidetto E.O.R.E.I., Energy Returned On Energy Invested). Quando questo rapporto si avvicina all'unità (cioè l'energia spesa è uguale a quella ricavata), qualsiasi sia il prezzo del petrolio, risulta impossibile estrarlo. E' un discorso di termodinamica molto semplice: la finanza non c'entra nulla. L'importanza di un tale tema è cruciale per il futuro della civiltà: ignorarlo, come spesso è stato fatto, per superficialità o malafede, significa chiudere gli occhi sul nostro futuro. Solo le fonti rinnovabili, ed in particolare l'energia solare, abbondante su tutto il pianeta, possono potenzialmente compensare l'esaurimento dei combustibili fossili, senza attendere che il costo dell'energia raggiunga livelli incompatibili con la sopravvivenza della nostra civiltà. Articoli di approfondimento sul tema:Picco del petrolio: il caso degli Stati Uniti d'America: dopo un periodo di crescita costante della produzione petrolifera, passata dal milione di barili al giorno degli anni Venti ai 9,5 milioni al giorno del 1970, a partire dal 1971 tale valore è andato via via decrescendo, fino ad arrivare ad una produzione attuale negli USA che si aggira intorno ai 5 milioni al giorno di barili. ...continua a leggere l'articolo... Picco del petrolio: la Russia: Con la sua produzione di circa 10 milioni di barili al giorno, la Russia è attualmente il maggiore produttore di petrolio al mondo. Circa il 70% della sua produzione è esportata, mentre il restante 30% è riservato ai consumi interni. Le sue riserve di petrolio, che ammontano a 60 miliardi di barili e che sono concentrate soprattutto in Siberia, collocano la Russia si colloca all'ottavo posto tra i paesi detentori della risorsa. Quali sono le prospettive per il futuro? ...continua a leggere l'articolo... Picco del petrolio: l'Arabia Saudita: L'Arabia Saudita detiene riserve di petrolio per 264,3 miliardi di barili, esattamente il 21% delle riserve mondiali di greggio, circa il doppio dell'Iran, che è il secondo paese al mondo per riserve. Nel 2007 si è registrata una diminuzione della produzione, che è passata a 8,80 milioni di barili al giorno, rispetto ai 9,55 milioni di barili al giorno del 2005. ...continua a leggere l'articolo... Picco del petrolio: il Messico: Il Messico è il sesto produttore al mondo di petrolio: nel 2006 la sua produzione è stata 3,71 milioni di barili al giorno. Dal 1979 il Messico ha prodotto la gran parte del greggio dal giacimento gigante di Cantarell, che è il secondo al mondo per grandezza. ...continua a leggere l'articolo... Picco del petrolio: il mare del Nord: L’area del Mare del Nord, compresa tra Gran Bretagna e Norvegia, che rappresenta l’unica area importante di produzione dell’Europa, ha visto una crescente produzione a partire dagli anni ’70, con lo sviluppo di imponenti giacimenti offshore. Nel 2000, però, la produzione ha raggiunto il suo picco, con 6,4 milioni di barili al giorno, e poi ha iniziato a diminuire. ...continua a leggere l'articolo... A breve pubblicheremo altri articoli di approfondimento sul tema. Per questo tornate a trovarci. |





