| Petrolio rinnovabile da batteri geneticamente modificati |
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Il nuovo “petrolio 2.0” non produce emissioni di gas serra nell’atmosfera, in quanto il carbonio che esso emette nella combustione è lo stesso che è stato sottratto all’atmosfera dalla biomassa dal quale è ricavato. di Giuseppe Gazzillo 15 giugno 2008 - Arriva dalla California l’annuncio di una nuova modalità di produzione di petrolio rinnovabile, che potrebbe in futuro fornire un contributo alla riduzione delle emissioni di gas serra e della dipendenza dai combustibili fossili, sempre più costosi. “Dieci anni fa non avrei mai immaginato che mi sarei interessato di queste cose”, ha dichiarato Greg Pal, un ex programmatore di software, oggi direttore della LS9, una delle numerose compagnie della Silicon Valley che si stanno occupando di energie rinnovabili. Il sig. Pal spiega che il petrolio che intendono ricavare deriva dalle secrezioni di microrganismi, i quali si alimentano di scarti agricoli, come i trucioli o la paglia. Si tratta di batteri unicellulari, ognuno dei quali grandi quanto la miliardesima parte di una formica. Inizialmente si cercava di produrre lievito industriale a partire da batteri non patogeni di E.Coli. ![]() La LS9 ha modificato geneticamente questi batteri per fare in modo che producano combustibile rinnovabile. “Cinque anni fa, un simile processo avrebbe richiesto mesi e costi di centinaia di migliaia di dollari”, ha dichiarato Pal. “Oggi richiede qualche settimana e costa intorno ai 20.000 dollari”. Una tecnologia del genere, potrebbe fornire un’alternativa pulita ai carburanti tradizionali senza bisogno di ristrutturare l’economia globale, come sarebbe necessario fare nel caso si volesse usare, per esempio, l’idrogeno. La compagnia afferma che questo “petrolio 2.0” non produce emissioni di gas serra nell’atmosfera, in quanto il carbonio che esso emette nella combustione è lo stesso che è stato sottratto all’atmosfera dalla biomassa dal quale è ricavato. L’utilizzo di batteri geneticamente modificati per la fermentazione è essenziale per il processo: in tal modo infatti si elimina la fase finale di distillazione, che richiede grandi quantità di energia, in quanto il prodotto finale è simile al carburante distribuito alla pompa. La compagnia, inoltre, non è interessata ad utilizzare mais come materia prima, fatto che ha comportato il recente incremento del prezzo dei cereali, oggi in gran parte utilizzati in America per produrre carburante. |




