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Italia e bioenergie: un connubio con qualche problema |
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Il nostro paese paga ancora lo scotto della passata scarsa sensibilità verso il settore e solo negli ultimi anni si è cercato di porre rimedio ad una politica deficitaria, con interventi, come il Conto energia per il fotovoltaico o i certificati verdi per le altri fonti rinnovabili, che sembrano andare nella direzione giusta
di Vincenzo Caccioppoli
12 maggio 2009 - Le bioenergie sono risorse energetiche a basso impatto ambientale e con una enorme possibilità di sfruttamento in alcuni settori come quello termico elettrico e dell’autotrazione. Però da tempo questo tipo di fonte di energia rinnovabili è al centro delle polemiche fra quanti sostengono che essa toglierebbe le già scarse risorse alimentari ad una popolazione sempre più affamata e quanti invece ne sostengono il loro scarso impatto rispetto al fabbisogno alimentare di fronte alla loro grande importanza a livello energetico ed ambientale.
Ma quale è la situazione in Italia, paese che solo da pochi anni si sta occupando con forza e con impegno nello sfruttamento delle grandi risorse di fonti di energia pulite di cui il suo territorio dispone? Il nostro paese paga secondo alcuni una sorta di miopia da parte dei governi, non importa di che colore e parte politica essi siano, che hanno mostrato per anni scarsa sensibilità verso il settore e solo negli ultimi anni hanno cercato di porre rimedio ad una politica assolutamente deficitaria, con interventi, come il Conto energia per il fotovoltaico o i certificati verdi per le altri fonti rinnovabili, che sembrano andare, anche se con colpevole ritardo, nella direzione giusta. Per quanto riguarda in particolare i biocombustibili, il ruolo che il nostro paese potrà assumere nei prossimi anni a livello internazionale può essere di rilievo, solo se supportato da tutte le componenti istituzionali industriali e agricole. Uno studio di Nomisma Energia su costi e opportunità dei biocarburanti rivela alcune problematiche ancora esistenti nel nostro Paese. Per Davide Tabarelli, presidente di Nomisma energia, la superficie agricola italiana sarebbe insufficiente a garantire il raggiungimento dell’obiettivo europeo del 5,75% di miscelazione fra gasolio e biocarburante al 2010. In Italia servirebbero oltre 2,1 milioni di ettari di superficie coltivabile aggiuntiva rispetto a quella attuale: 1,8 milioni a oleaginose e 0,4 milioni a mais. A fronte di un potenziale teorico di soli 0,6 milioni di ettari, sarebbe dunque inevitabile l’importazione di materie prime e questo annullerebbe il vantaggio ambientale in termini di riduzione delle emissioni di CO2. Ciò varrà anche in Europa dove si stima una copertura al 2010 del 50-55%: solo nove milioni di ettari sui 17 necessari. Attualmente i consumi di biocarburanti rappresentano il 2,3% dei consumi mondiali di carburanti. La sofisticatezza dei nuovi motori impone maggiore qualità dei carburanti e, allo stato attuale, i biocarburanti sono insostituibili. “I biocombustibili possono svolgere un ruolo di grande rilievo per far fronte alla crescente domanda globale di energia - ha detto Corrado Clini, direttore generale del Ministero dell’Ambiente e presidente della Global Bioenergy Partnership durante un convegno sull’argomento organizzato al Solarexpo - e allo stesso tempo, per la riduzione delle emissioni dei gas serra che mettono a rischio gli equilibri del sistema climatico”.
Se i biocombustibili danno un beneficio al clima molta della loro efficacia dipende dalla tecnologia usata. Ma in Italia uno degli ostacoli è rappresentato proprio dalla scarsità degli investimenti in R&S in questo settore. Almeno secondo quella che è l’opinione di Giuseppe Caserta, presidente dell’Itabia e vicepresidente della Piattaforma italiana biocarburanti. “Il nostro paese ha raggiunto soprattutto nel settore termico ed elettrico della biomassa una solida base industriale e un potenziale di ricerca elevato”. Ma per quanto riguarda invece altre applicazioni il nostro paese è ancora molto indietro rispetto ad altri paesi come Stati Uniti, Francia, Brasile e Giappone. “Le parole d’ordine nel mondo sono la ricerca, l’innovazione e le politiche energetiche per ridurre l’intensità di carbonio dell’economia, attraverso lo sviluppo e la diffusione di nuove fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica - ha ricordato ancora Corrado Clini. C’e’ un obiettivo condiviso: rendere sostenibili le nuove fonti energetiche, rendere disponibili le tecnologie, e fare in modo che questa nuova disponibilità energetica sia economicamente compatibile con la domanda dei Paesi emergenti”. Intanto però qualcosa sembra muoversi se l’italianissimo M&G Mossi e Ghisolfi, il gruppo chimico secondo produttore al mondo di PET, ha annunciato la costruzione nel 2010 in Italia di un impianto semi-industriale di produzione di bioetanolo di seconda generazione, che sarà alimentato da biomasse agro-energetiche. Il Gruppo M&G lo ha annunciato in occasione del convegno internazionale "Etanolo di seconda generazione: una realtà possibile", organizzato a Milano in collaborazione con la GBEP, Global Bionergy Partnership. Al momento l’azienda non fa esplicitamente il nome della località su cui nascerà l’impianto.
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