L’investimento in fonti rinnovabili, soprattutto nel campo fotovoltaico, non è ancora del tutto decollato, in un territorio che invece offre condizioni climatiche ottimali.
di Vincenzo Caccioppoli
04 marzo 2009 - La situazione delle Sardegna nel campo fotovoltaico, malgrado le condizioni climatiche ottimali e i generosi contributi europei e regionali oltre a quelli del Conto Energia, non è ancora del tutto soddisfacente. La regione sarda infatti con poco più di 6 MW è ben lontana dai quasi 19 della Lombardia che guida la classifica ma anche da Puglia e Emilia Romagna che superano anch’esse i 18 MW di potenza installata. I motivi di questo ritardo sono molteplici e non tutti sicuramente addebitabili alle sole carenze regionali, ma anche ad una scarsa attenzione al problema da parte della autorità centrali, che non sembrano sfruttare appieno le enormi potenzialità del territorio per lo sviluppo di fonti energetiche rinnovabili, come sole e vento.
In Sardegna, però, le difficoltà burocratiche e logistiche sembrano non essere affatto favorevoli per gli investimenti nel fotovoltaico. In base infatti alla delibera 30/2 del maggio 2008 si doveva avere una identificazione degli impatti potenziali degli impianti fotovoltaici per avere cosi una individuazione della aree più idonee per la loro realizzazione, ma questa deliberazione ponendo grandissime limitazioni agli impianti non integrati, e quindi a quelli a terra e di maggiori dimensioni, ha di fatto limitato lo sviluppo fino ad ora degli impianti. Inoltre la stessa delibera per quanto riguarda le zone agricole autorizza la realizzazione di impianti fotovoltaici solo se sono per autoproduzione dell’energia sufficiente allo svolgimento delle attività connesse. Contro questa parte della delibera è però intervenuto una ordinanza del TAR di Cagliari che ha sospeso in via cautelativa l’efficacia di alcuni provvedimenti delle delibera, in quanto vanno contro gli impegni internazionali presi dall'Italia al fine di favorire la produzione di energia mediante fonti rinnovabili.
Esistono poi, come lamentato di recente da Legambiente, alcuni casi particolari come la zona di Alghero e del nord della regione in genere in cui a disincentivare i cittadini sono la mancanza di una corretta informazione e le difficoltà burocratiche, in assenza di un ufficio di supporto in grado di accompagnare i percorsi procedurali. Per quei pochi che riescono ad avanzare richiesta sono frequenti le bocciature in base a un’interpretazione restrittiva della normativa per l’impatto che risulterebbe dall’inclinazione dei pannelli sui tetti piani. Per questo motivo Legambiente ha presentato una proposta al Comune di Alghero, che è volta a promuovere un approccio incentivante, già sperimentato in molte città. Il sistema è quello dei Gruppi di Acquisto. Il Comune indice una manifestazione di interesse per impianti fotovoltaici, invitando i cittadini a sottoscrivere apposite richieste (su modulo predisposte) È indetto poi un bando pubblico per selezionare un unico appaltatore che, alle migliori condizioni di mercato, sia in grado di offrire un servizio chiavi in mano che comprenda: finanziamento degli impianti attraverso Istituti di Credito, progettazione, installazione, accesso a Conto Energia, collaudo, certificazione degli impianti, assicurazione. Con questa filosofia in Sardegna un’aggregazione di comuni capitanati dal Comune di Loceri e Banca Etica ha avuto 700 domande per 3 MWp con una significativa occupazione indotta. Se anche il Comune di Alghero avvierà concrete iniziative, probabilmente le richieste aumenteranno in maniera esponenziale. Questo esempio può essere un primo tentativo apprezzabile per incentivare le rinnovabili, in una regione che dovrà puntare senza indugi ad esse, come risorsa preziosa per il territorio non solo dal punto di vista del risparmio energetico e del rispetto ambientale, ma anche e dal punto di vista economico ed occupazionale. |