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Nonostante la crisi, gli investimenti in tecnologie 'verdi' nel mondo sono cresciuti anche nel 2008 raggiungendo la cifra record di 8,4 miliardi di dollari (6,5 miliardi di euro), con l'energia solare a fare da traino.
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Le rinnovabili: una risorsa per il nostro paese PDF Stampa E-mail

Secondo un recente report del
Worldwatch Institute di Washington le rinnovabili nel mondo ad oggi avrebbero già creato oltre 2 milioni di posti di lavoro.

di Vincenzo Caccioppoli




Il settore delle rinnovabili, come hanno scritto le principali associazioni di categoria in una recente lettera aperta al Governo, è uno dei più dinamici ed in più rapida espansione dell’industria europea: ad oggi conta oltre 400mila addetti (molti dei quali in Italia) e ha un giro d’affari superiore a 45 miliardi di euro. “Noi riteniamo – sottolineano nella lettera - che l’ingresso dell’economia italiana in una nuova era energetica, con approvvigionamenti sostenibili, sicuri e a costi prevedibili, rappresenti più un vantaggio che un onere per il Paese. Per questo vorremmo esprimervi tutta la nostra preoccupazione riguardo alla posizione che il Governo italiano ha assunto in sede europea sul Pacchetto Clima ed Energia”. L’Italia ha tenuto una politica fino a qui ondivaga in tema di clima e di rispetto per l’ambiente e la firma sul pacchetto clima non ha dissipato tutti i dubbi su quale sarà il corso futuro della politica energetica del nostro paese  e sull’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili. Ed è ancora più incredibile questo fatto se si pensa che viviamo in un paese, in cui i vantaggi per l’adozione di nuove fonti di energie rinnovabili sarebbe da diversi punti di vista ben maggiori che gli eventuali svantaggi. Innanzitutto infatti il nostro paese è quasi per intero dipendente dall’esterno per quanto riguarda il fabbisogno energetico, quasi l’87% del totale, e per questo motivo l’energia elettrica costa agli italiani in media il 45 per cento in più rispetto agli altri cittadini europei, che nel 2008 arriverà alla cifra mostre di oltre 60 miliardi di euro. Il ricorso a fonti energetiche rinnovabili quindi oltre che fare bene all’ambiente farebbe sicuramente bene alle tasche degli italiani, imprese in testa considerando quanto incidano sui bilanci aziendali e familiari le bollette di luce e gas. Secondo aspetto molto importante è quello relativo alle ricadute sull’occupazione. Secondo un recente report del Worldwatch Institute di Washington le rinnovabili nel mondo ad oggi avrebbero creato oltre 2 milioni di posti di lavoro. Secondo le stime della Global Wind Energy Outlook, l’eolico dovrebbe garantire lo scenario più avanzato, con possibilità di creare fino a 2,1 milioni di posti nel 2030 e ben 2,8 nel 2050. Mentre per la Solar Generation IV, (un rapporto del 2007 dell’ Associazione dell’Industria Europea Fotovoltaica e di Greenpeace International), si prevede nel 2030, nella migliore delle ipotesi, un’occupazione per 6,3 milioni di persone. E la nuova amministrazione americana vuole crearne altri 2,5 milioni da qui al 2020. In Germania circa 450.000 posti di lavoro sono stati creati grazie alla diffusione delle energie rinnovabili e nel nostro paese negli ultimi dieci anni sono stati creati circa 295.000 posti di lavoro grazie alle rinnovabili. In testa a questa particolare classifica ci sarebbe il fotovoltaico con 113.000 addetti, seguito da eolico con oltre 15.000 addetti. Secondo le stime della Commissione europea, se si rispettassero i parametri del pacchetto clima in Italia si potrebbero creare almeno altri 250.000 nuovi posti di lavoro, di cui 66.000 solo nell’eolico, nelle rinnovabili. Senza contare che buona parte di questi nuovi posti di lavoro per ovvie caratteristiche geografiche e climatiche sarebbero localizzati proprio nel mezzogiorno d’Italia, dando un po’ di respiro ad una zona da sempre avarissima di opportunità lavorative. Tutto questo si potrebbe creare in misura probabilmente anche maggiore grazie allo sviluppo di quella filiera industriale e produttiva prospettata ed auspicata grazie agli incentivi da poco promossi nel nostro paese, considerando che in Spagina e Germania la stessa politica di generosi incentivi ha creato dei veri e propri colossi internazionali del settore. Ad oggi, invece, nel nostro paese è attiva solo la rete distributiva di prodotti fatti in altri paesi, non esistendo praticamente ancora una vera e propria industria produttiva, se si eccettua qualche piccola realtà a livello embrionale, come la Kerself nei moduli o la Arendi della Mercagaglia, che presto entrerà nella produzione di film sottile per i pannelli solari. Il conto energia, però, potrebbe rappresentare, se non vengono disattese molte delle aspettative che lo circondano, un ottimo volano nel nostro paese per quanti volessero investire nel business del solare. Ma bisogna fare presto, perché molti giganti internazionali tedeschi americani, giapponesi e cinesi sono pronti ormai a sbarcare in Italia con proprie strutture, per sfruttare questa grande opportunità. Altro aspetto tutt’altro da sottovalutare è quello della ricerca e sviluppo nel campo delle rinnovabili, in cui il nostro paese, in certi campi, come quello del film sottile nel solare o dei polimeri per i pannelli solari è già all’avanguardia. Le Universita di Verona, di Ferrara e di Portici in Campania sono il nostro fiore all’occhiello della ricerca sul campo delle rinnovabili, e molte grandi industrie internazionali del settore hanno da tempo messo nel loro “mirino” il miglior “materiale umano” di questi atenei.  Insomma il nostro paese ha tutto per fare delle rinnovabili una risorsa ed una opportunità importantissima per una economia priva di grandi industrie in molti settori strategici, come ad esempio quello della chimica, della farmaceutica e delle tecnologia. Sulle rinnovabili, anche se si è perso molto tempo rispetto a Germania e Spagna, si potrebbe invece diventare un punto di riferimento importante in un settore come quello delle rinnovabili che giocoforza rappresenterà sicuramente il futuro dell’economia mondiale e che già oggi gioca un ruolo di tutto rispetto nel panorama industriale mondiale.

 

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