| La crisi finanziaria potrebbe fare bene al pianeta |
|
|
|
Paul J Crutzen, premio Nobel per la Chimica nel 1995, afferma che le grosse nubi che si addensano sull'economia mondiale potrebbero alleviare il fardello ambientale del Pianeta.di Vincenzo Caccioppoli 06 novembre 2008 - Un rallentamento dell'economia globale potrebbe consentire alla Terra di tirare un po' il fiato, dopo le emissioni eccessivamente alte di biossido di carbonio – CO2 - responsabili del cambiamento climatico. Lo ha detto ieri Paul J Crutzen, premio Nobel per la Chimica nel 1995, esperto di chimica atmosferica. In uno scenario economico che ormai volge in maniera sempre più rapida e incontrollabile verso una recessione globale, perciò, almeno questo piccolo conforto potrebbe forse rendere la pillola un pò meno amara. Crutzen, che in passato ha ipotizzato il bombardamento della stratosfera con particelle di zolfo per raffreddare la Terra, ha detto, infatti, che le grosse nubi, tanto per restare in tema ambientale, che si addensano sull'economia mondiale potrebbero alleviare il fardello ambientale del Pianeta. Il rallentamento della crescita economica mondiale potrebbe contribuire a un minor aumento delle emissioni di CO2 e produrre un uso migliore delle risorse energetiche, anche se la crisi economica potrebbe anche distogliere l'attenzione dagli sforzi per contrastare il cambiamento climatico, ha detto lo scienziato, che ha vinto il Nobel per il suo studio sull'assottigliamento dello strato di ozono. "E' una cosa crudele da dire... ma se guardiamo a un rallentamento dell'economia, si bruceranno meno combustibili fossili, dunque per il clima sarebbe un vantaggio", ha detto Crutzen in un'intervista a Reuters. E in effetti i primi dati sul consumo energetico sembrano indicare un minor consumo di idrocarburi per i prossimi 6-9 mesi, con sicuri benefici effetti per la stratosfera. "Potremmo avere un aumento più lento delle emissioni di CO2 nell'atmosfera... la gente comincerebbe a risparmiare (sull'uso dell'energia...)” ha detto lo scienziato, smorzando però i facili entusiasmi con una frase sibillina "ma le cose andrebbero peggio se ci fossero meno soldi da destinare alla ricerca e la cosa fosse seria" - che non promette nulla di buono. Le emissioni di CO2, rilasciate dalla combustione dei carburanti di origine fossile in centrali elettriche, fabbriche, case e veicoli, stanno crescendo di almeno il 3% l'anno. La Commissione Onu sul Cambiamento Climatico stima che le temperature potrebbero salire tra l'1,8 e i 4 gradi Celsius questo secolo. Il G8, il gruppo delle otto nazioni più industrializzate, ha fissato nel luglio scorso l'obiettivo di dimezzare le emissioni mondiali entro il 2050. ma gli obiettivi sembrano difficilmente raggiungibili, stante soprattutto la ritrosia di alcuni grandi paesi, come Cina e Stati Uniti a sottostare a rigide regole di riduzione di emissione di CO2. Ecco perché un rallentamento della macchina industriale potrebbe ottenere il risultato di mettere obtorto collo d’accordo anche i paesi più riottosi. Nel 2006 il premio Nobel Crutzen ha provocato un subbuglio in ambito scientifico con la pubblicazione di un saggio in cui suggeriva di iniettare zolfo nella stratosfera, a circa 10 miglia di altitudine, per contrastare l'effetto serra. Secondo lo scienziato, disperdere un milione di tonnellate di zolfo l'anno nella stratosfera, usando palloni e razzi, avrebbe l'effetto di deviare la luce solare e abbassare così la temperatura... Gli scienziati hanno osservato una diminuzione della temperatura di mezzo grado di media quando il vulcano Pinatubo, nelle Filippine, eruttò nel 1991, spargendo biossido di zolfo nell'atmosfera, e Crutzen dice che l'idea proviene da uno scienziato russo che la formulò 30 anni fa. Lo zolfo è un componente delle piogge acide, che hanno effetti negativi sulla vegetazione e la fauna ittica. "La pioggia acida è causata dalle emissioni di biossido di zolfo da terra, dalle ciminiere, e parliamo di 50 milioni di tonnellate l'anno. L'esperimento nella stratosfera sarebbe di un milione di tonnellate l'anno. E' trascurabile", ha detto Crutzen. In un rapporto del 2007, la Commissione Onu sul Cambiamento Climatico ha affermato che questo tipo di interventi di geo ingegneria sono in gran parte ipotetici e non provati, col rischio di effetti collaterali sconosciuti. E anche i costi non sarebbero stimabili. "Il prezzo non è un fattore principale.. sono noccioline", ha risposto lo scienziato. "I costi sono stimati in 10, 20 milioni di dollari l'anno". Nulla a confronto con i miliardi di euro bruciati ogni giorno sulle Borse di tutto il mondo in questo periodo. |




Paul J Crutzen, premio Nobel per la Chimica nel 1995, afferma che le grosse nubi che si addensano sull'economia mondiale potrebbero alleviare il fardello ambientale del Pianeta.