| L'anno che verrà per le energie rinnovabili |
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La crisi globale porta con sè incertezze ma anche opportunità nel campo delle rinnovabili. di Vincenzo Caccioppoli
La fine dell’anno si sa è tempo di bilanci e di previsioni e il 2008 è stato portatore di molte inquietudini e dubbi sul futuro dell’economia globale, dopo lo scoppio di una delle più gravi crisi finanziarie del secolo. Questa crisi con la conseguente stretta del credito da parte del settore bancario potrebbe rappresentare una vera e propria mannaia per esempio su un settore giovane ed in espansione come quello delle energie rinnovabili, che ha bisogno di ingenti capitali per poter prosperare e svilupparsi. I costi delle infrastrutture sia per il settore solare che per quello eolico, infatti, sono ancora notevoli e non possono prescindere dal finanziamento bancario. La politica generosa degli incentivi nel nostro paese, infatti, da sola potrebbe non bastare per promuovere uno sviluppo adeguato del settore, come accaduto invece in Germania e Spagna una decina di anni fa, quando la situazione congiunturale era ben differente da quella attuale. Basti pensare che per un impianto fotovoltaico da 1 Mw l’investimento si aggirerebbe ancora intorno ai 4-4,5 milioni di euro, e che i costi per l’eolico sono ancora maggiori. “Siamo di fronte ad una profonda ristrutturazione del sistema finanziaria internazionale e l’Italia non ne è certamente esente- commenta Giuseppe Mastropieri di Nomisma Energia- certamente per le rinnovabili i contraccolpi saranno più duri: accanto all’alta intensità di capitale che caratterizza i mercati energetici, la forte crescita delle rinnovabili si è potuta realizzare grazie alla finanza di progetto che ha consentito di finanziare grandi impianti” Insomma il mercato del fotovoltaico e delle rinnovabili in genere, come si può anche vedere dal vero tracollo, negli ultimi mesi del 2008, delle quotazioni delle società impegnate nel business, rischia di trovarsi di fronte ad una vera e propria paralisi nel prossimo anno, proprio a causa delle difficoltà nel trovare finanziamenti. In Germania, Spagna , Cina e Usa le grandi industrie del fotovoltaico, che avevano fatto grandi investimenti in un ottica di esplosione del mercato proprio in questi anni, stanno rivedendo al ribasso le loro stime con pesanti ridimensionamenti e rischi di chiusura se il quadro dovesse peggiorare nei primi mesi dell’anno. Ma nel nostro paese dove una filiera industriale ancora non esiste e dove gli impianti installati sono ancora una decima parte di quelli funzionanti in altri paesi europei, questo effetto negativo dovrebbe sentirsi sicuramente di meno. Anzi paradossalmente, secondo l’opinione di alcuni esperti, questa crisi finanziaria potrebbe per certi versi rappresentare per l’Italia l’opportunità di recuperare parte del terreno perso. La pensa cosi per esempio Gianni Silvestrini direttore scientifico di Kyoto club, che da anni crede che il nostro paese abbia un potenziale enorme, ancora non utilizzato, nel settore delle rinnovabili: “ Per il nostro paese la crisi finanziaria può diventare un motivo di stimolo positivo, considerando i ricchi incentivi a disposizione.” Il settore bancario, infatti, proprio in questi momenti di grande difficoltà, potrebbe essere proprio alla ricerca di investimenti tutto sommato garantiti dagli incentivi e quindi sicuri, come quelli nel solare o nell’eolico. Per le banche, infatti, finanziare la costruzione di impianti per la produzione di energia rinnovabile rimane attraente perché, come sostiene la società di consulenza Ernst&Young, "ha sottostante industriale solido" e "il ritorno è garantito in 7-8 anni". Il tutto al netto dei progressi tecnologici, che faranno calare i costi di produzione. Molti però temono che come accaduto in Germania, Giappone ed ora Spagna, la politica di incentivi da parte del governo possa cambiare anche a causa della crisi economica. D’altra parte i numeri fino ad ora parlano di una crescita esponenziale di impianti sia eolici che fotovoltaici, che entreranno in funzione nei primi mesi del 2009 e le prospettive non sembrano fino ad ora essere di un deterioramento della situazione, almeno per quello che riguarda il fotovoltaico. Altro fattore poi da non sottovalutare è anche quello che vede nel 2009 un eccesso di offerta da parte di produttori di moduli rispetto alla domanda, cha va di pari passo con il crollo del prezzo delle materie prime. Le quotazioni del polisilicone, la materia prima dei pannelli solari, sono crollate del 44% arrivando a 200 dollari al kg dai 450 dollari negli ultimi 3-4 mesi. Tutto questo non potrà che avere effetti ribassisti sui prezzi dei moduli. Ecco che allora anche questo nuovo aspetto del mercato potrebbe quasi annullare gli effetti della stretta creditizia e rendere l’investimento in impianti fotovoltaici nel prossimo anno ancora più conveniente, permettendo cosi anche un minor ricorso al finanziamento bancario. Concludendo perciò il futuro del settore appare in chiaroscuro con ombre e luci. Forse come ultima conclusione in alcuni settori come quelli del solare e del fotovoltaico si vedrà verso un miglioramento della qualità del mercato in tutti i sensi, sia dal punto di vista della domanda che dell’offerta. La crisi, infatti, potrebbe e dovrebbe operare una sorta di selezione naturale, togliendo dal mercato quanti per opportunismo e per speculazione si sono gettati nel business, senza nessuna o poca progettualità, nessuna preparazione di base, e animati da nessun’altro obiettivo se non quello di approfittare senza troppa fatica dei generosi incentivi statali.
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Singolare iniziativa dei volontari di Greenpeace, che hanno distribuito le nuove bollette che l’Enel ci presenterà nel 2020, nel caso si riuscisse a riportare il nucleare in Italia. Secondo l'associazione ambientalista, le bollette schizzeranno alle stelle, perchè il costo del nucleare dipende anche (e soprattutto nei primi tempi) dal costo di costruzione e gestione degli impianti. Entro il 2020, invece, le fonti rinnovabili insieme a misure di efficienza energetica sono in grado di produrre quasi 150 miliardi di kilowattora, circa tre volte l’obiettivo del governo sul nucleare, creando almeno 200 mila nuovi posti di lavoro “verdi”.

