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G8: ambiente, una sfida che scotta |
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Aperti ieri a L'Aquila i lavori del G8. Contestualmente è stata inaugurata anche la sezione clima-ambiente.
L'obiettivo della sezione è la cosiddetta “Missione meno 2 gradi”, cioè tenere la temperatura globale sotto di 2 gradi, rispetto all'epoca pre-industriale, per evitare che il cambiamento climatico diventi irreversibile e minacci il futuro del nostro pianeta.
09 luglio 2009 - “Missione meno 2 gradi”. Così potrebbe essere chiamato l’obiettivo della sezione clima-ambiente del G8 inaugurato ieri a L’Aquila. E’ infatti questo il monito proveniente dalla comunità scientifica e diretto ai leader dei Paesi industrializzati. Occorre tenere la temperatura globale sotto quei famosi 2 gradi (rispetto all’epoca pre-industriale) per evitare che il cambiamento climatico diventi irreversibile e minacci il futuro del nostro pianeta. L’appello, oltre che da scienziati e ricercatori, viene anche dalle associazioni ambientaliste che già nei giorni scorsi hanno fatto sentire la loro voce con manifestazioni di protesta.
Il problema fondamentale consiste nella contrapposizione che vede da una parte i paesi industrializzati che, influenzati dalle lobby industriali, tirano a risparmiare, soprattutto in questa fase di recessione economica, sulle misure per combattere efficacemente il cambiamento climatico. D’altro canto questi paesi vorrebbero che quelli in via di sviluppo, come Cina, India e Brasile, solo per citare i maggiori, procedessero nello stesso drastico ritmo di tagli ai gas serra. Questi Paesi rispondono che l’occidente industrializzato, per tutto il secolo scorso, è cresciuto ed ha inquinato senza regole né limiti, ed ora non può scaricare sugli altri i sacrifici per uscire da questa situazione allarmante. In mezzo i Paesi poveri (Africa, Asia centrale…) che non hanno voce in capitolo, ma sono quelli più esposti rispetto alle conseguenze dei cambiamenti climatici che potrebbero essere indotti da un riscaldamento globale.
Come si è visto, queste conferenze, da un G8 all’altro o da una conferenza di Bali a una di Poznan, continuano ad avere un denominatore comune: l’impossibilità di chiudersi con degli accordi unanimemente condivisi. La speranza è sempre proiettata sul prossimo incontro e questa volta si guarda a Copenhagen.
(Fonte RINNOVABILI.IT)
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