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| ECO-ENERGIA: l'Erec multa i paesi con poche rinnovabili |
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8 ottobre 2007 - Lo scorso 5 ottobre 2007 a Bruxelles, il Consiglio Europeo delle Energie Rinnovabili (Erec), ombrello che raggruppa i settori dell’industria, della ricerca e del commercio impegnati nel campo delle energie rinnovabili, ha preso posizione sulle politiche da adottare ed analizzato le misure che sarà necessario prendere nei settori dell'elettricità, del riscaldamento/condizionamento e dei biocarburanti, per sfruttare al massimo il potenziale dell’energia in tutti i paesi membri, in quanto bisogna fare presto se si vuole centrare l’obiettivo comunitario del 20% di energie rinnovabili nel 2020.
Il tempo è un fattore chiave: non c’è tempo per lunghe mediazioni tra gli stati membri. Ci sono solo 13 anni per raggiungere l’obiettivo fissato dai Capi di stato e di governo al Vertice di primavera e per passare dall’attuale produzione del 7% al 20% di rinnovabili e, quindi, la Commissione deve sbrigarsi a fare la proposta e il Consiglio ad approvarla.
Riguardo ai meccanismi di supporto per le energie verdi, l’Erec considera prematura l’armonizzazione degli schemi di supporto per il settore elettrico, in quanto, in questo momento, una politica di questo tipo comporterebbe “un serio rischio di bloccare lo sviluppo anche prima che inizi in alcuni stati membri”.
Per assicurare lo sviluppo delle rinnovabili, il Consiglio suggerisce comunque di stabilire una lista di criteri applicabili a tutti i sistemi di supporto. Pollice verso, invece, per un meccanismo europeo per il commercio dei certificati delle energie verdi richiesto da alcuni stati membri che, secondo l’Erec, sono solo interessati a comperare e non a vendere. Approvare un sistema di questo tipo non spingerebbe nella giusta direzione gli stati membri, in quanto è applicabile solo al mercato dell’elettricità verde e non a tutte le rinnovabili.
L’Erec sottolinea che “non c’è ragione per introdurre questo meccanismo artificiale se corrisponde a produrre disincentivi per gli investimenti domestici e a mettere a rischio prosperi schemi di supporto con meccanismi burocratici addizionali”; la Commissione propone, invece, l’alternativa di un fondo europeo che, da una parte, elargisca denari agli stati virtuosi che producono più energia verde del previsto, e dall’altra pretenda un pagamento da quelli che vengono meno ai loro obblighi.
Passando ad analizzare l’aspetto “sostenibile” delle energie verdi, l’Erec ritiene che il criterio della sostenibilità e la necessità dei relativi certificati non debbano essere pretesi solo per i biocarburanti, ma per tutta la biomassa, qualunque sia la sua destinazione (biocarburanti, cibo, elettricità od altri usi).
Infine, l’Erec insiste sul ruolo che dovrà giocare la Commissione europea nell’attuazione della Road Map sulle energie rinnovabili, sia a livello di controlli che di sanzione. L’Esecutivo europeo potrà intervenire, anche in modo pesante, nei casi in cui gli stati membri mostrino di voler sfuggire ai loro obblighi in materia di energie verdi.
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