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| Cernobyl: 23 anni da catastrofe; Legambiente ricorda pericoli |
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24 aprile 2009 - ''Due esplosioni, una dietro l'altra, la notte del 26 aprile 1986 al reattore della quarta unità di Cernobyl. 11 miliardi di miliardi di Bequerel la radioattività rilasciata dalle esplosioni, un valore 30 miliardi di volte superiore alla dose massima utilizzata per terapie radiologiche di tumori, con 6 pompieri, 24 dipendenti e 31 liquidatori morti quasi subito per effetto delle radiazioni immediate e un numero difficilmente quantificabile di vittime per gli effetti a lungo termine di quelle assorbite''. Comincia così il ricordo che Legambiente fa della catastrofe più grave della storia del nucleare civile all'approssimarsi del suo 23/mo anniversario. ''Dieci i giorni impiegati per spegnere gli incendi, 130 mila gli abitanti dei 76 villaggi evacuati nel raggio di 30 km dalla centrale. La centrale di Cernobyl ha cessato la sua attività il 15 dicembre del 2000, ma ancora oggi le conseguenze sono gravissime. Il fall-out radioattivo, infatti, ha interessato oltre 150mila chilometri quadrati di territorio tra Bielorussia, Ucraina e Russia, coinvolgendo più di 3 milioni di persone'', ricorda Legambiente ''per non perdere la memoria e ribadire il suo 'no' ad un ritorno a produrre energia nucleare in Italia''.