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| Ambiente, l'impegno di Obama: taglio delle emissioni del 17% entro il 2020 |
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Il presidente americano parteciperà alla Conferenza sul Clima che si terrà il mese prossimo a Copenaghen proponendo un taglio delle emissioni di CO2 del 17% entro il 2020, con la prospettiva di abbatterle dell’83% entro il 2050. Un traguardo considerato insufficiente dalle associazioni ambientaliste, ma forse l’unico per trovare il consenso di tutta la comunità internazionale. Cina esclusa. Il paese del Dragone, infatti, ha ribadito, dal canto suo, che non intende sacrificare lo sviluppo per tagliare le emissioni di CO2. 27 novembre 2009 - Barack Obama andrà alla conferenza sul clima di Copenaghen e metterà sul tavolo dei negoziati una proposta concreta sul taglio delle emissioni di CO2. Una decisione che apre la strada al raggiungimento di un nuovo accordo internazionale che sostituisca il protocollo di Kyoto. «È decisivo che il presidente americano partecipi al summit», ha commentato il responsabile dell’Onu per i cambiamenti climatici, Yvo de Boer, spiegando che la comunità internazionale aspettava che fossero gli Stati Uniti a fare il primo passo.Obama spera che con la sua partecipazione alla conferenza sul clima si possa imprimere una «svolta» ai negoziati e, secondo quanto riferito dalla Casa Bianca, non si presenterà a mani vuote, ma con una proposta di taglio delle emissioni di CO2 del 17% entro il 2020 - rispetto ai livelli del 2005 - del 30% entro il 2025 e del 42% entro il 2030, per arrivare a un taglio dell’83% entro il 2050. Un traguardo, quello previsto dagli Usa per il 2020, considerato insufficiente dalle associazioni ambientaliste, ma forse l’unico per trovare il consenso di tutta la comunità internazionale. L’agenzia energetica internazionale ha spiegato che il taglio del 17% entro il 2020 è certamente un passo nella giusta direzione, ma da parte dei Paesi più inquinatori al mondo (Cina e Usa in testa) è necessario fare di più. Pechino ha ribadito che non intende sacrificare il suo sviluppo per tagliare le emissioni di CO2. Per questo, è necessario che i Paesi ricchi decidano di stanziare finanziamenti per quelli in via di sviluppo al fine di ottenere il via libera al taglio delle emissioni. Il numero che Obama porterà sul tavolo dei negoziati è quello già approvato dalla Camera dei Rappresentanti americana e che deve andare ancora al vaglio del Senato. (Fonte STAMPA.it) |
I Ministri dell’Ambiente dei paesi del G8, Italia, Francia, Germania, Regno Unito, Stati Uniti, Giappone, Canada, Russia, assieme a Cina, India, Brasile, Messico, Indonesia, Sudafrica, Australia, Repubblica di Corea, Egitto, con la partecipazione della Repubblica Ceca, Presidenza di turno dell’Unione Europea, della Commissione Europea, della Danimarca in qualità di Presidenza della prossima COP (Convention on Climate Change) e di alcune Organizzazioni Internazionali, si riuniranno a Siracusa su iniziativa della Presidenza italiana del G8.








Il presidente americano parteciperà alla Conferenza sul Clima che si terrà il mese prossimo a Copenaghen proponendo un taglio delle emissioni di CO2 del 17% entro il 2020, con la prospettiva di abbatterle dell’83% entro il 2050. Un traguardo considerato insufficiente dalle associazioni ambientaliste, ma forse l’unico per trovare il consenso di tutta la comunità internazionale. Cina esclusa. Il paese del Dragone, infatti, ha ribadito, dal canto suo, che non intende sacrificare lo sviluppo per tagliare le emissioni di CO2.
27 novembre 2009 - Barack Obama andrà alla conferenza sul clima di Copenaghen e metterà sul tavolo dei negoziati una proposta concreta sul taglio delle emissioni di CO2. Una decisione che apre la strada al raggiungimento di un nuovo accordo internazionale che sostituisca il protocollo di Kyoto. «È decisivo che il presidente americano partecipi al summit», ha commentato il responsabile dell’Onu per i cambiamenti climatici, Yvo de Boer, spiegando che la comunità internazionale aspettava che fossero gli Stati Uniti a fare il primo passo.