| Altrimenti smettiamola di respirare! |
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del Prof. Poldo Coleti Tutti ci abbiamo pensato qualche volta. E’ un’intuizione che ci passa per la mente, ma la scacciamo perché paradossale. Invece non bisogna aver paura dei paradossi e occorre fermarsi un attimo a valutare le cose. Lo fece bene William Stanley Jevons, a metà del diciannovesimo secolo, che era consapevole del troppo carbone consumato in Inghilterra anche perché veniva usato in maniera estremamente inefficiente con la macchina di Newcomen. Ma le innovazioni di James Watt furono un toccasana: macchine migliori, aumento del rendimento, maggiore versatilità. Ne conseguì che la macchina di Watt si diffuse in una vasta gamma di processi produttivi e in ciascun caso si aveva un minor consumo di carbone. Una pacchia. Se non che, il risultato totale di tale innovazione suscettibile di far risparmiare carbone fu quello di farne aumentare il consumo! Il fenomeno è assolutamente generale al punto da essere un argomento di riferimento per la teoria economica. La strada per capirne il meccanismo è osservare che un aumento dell'efficienza con cui una risorsa è usata ne aumenta la disponibilità totale, ed equivale ad una diminuzione del prezzo di tutto ciò che quella risorsa serve a realizzare. Generalmente parlando, una diminuzione nel prezzo è associata ad un aumento della domanda: con un prezzo più basso per un lavoro o un prodotto, c'è una maggiore possibilità che più persone vorranno usufruire di quel prodotto o servizio. Questo aumento nella domanda dei prodotti derivanti da una risorsa può essere abbastanza grande da dilapidare il guadagno originale di efficienza. Lo stiamo quotidianamente verificando con la diminuzione dei consumi delle auto ed anche con il loro minor impatto ambientale. Nel caso più semplice, se il costo del carburante rimane costante, ma l'efficienza della conversione è raddoppiata, il prezzo effettivo per ogni Km percorso risulterà dimezzato ed in questo modo si avrà la possibilità di percorrere più chilometri di prima. La stessa cosa per quanto riguarda l’inquinamento. I limiti stabiliti dalle leggi vigenti oggi sono superati benché in presenza di auto catalizzate e meglio costruite (che così possono essere maggiormente utilizzate). Lampade più efficienti potrebbero far diminuire i consumi elettrici, ma esse possono anche avere lo stesso effetto di una diminuzione di costo dell’elettricità per cui si illumina di più la casa, le scale, il giardino e non si spengono le luci quando non servono. Facile, allora, la tentazione di concludere che è inutile cercare di migliorare l’efficienza energetica, tanto il picco della produzione petrolifera non si sposterà considerevolmente e i cambiamenti climatici subentreranno comunque. Questo punto di vista, però, non considera i benefici che la risorsa potrebbe generare per altri clienti: per esempio un motore a vapore più efficiente ha creato la possibilità di viaggiare per molte più persone. E questo è certamente un bene. Ne può ancora derivare che il risparmio energetico e la sobrietà in genere siano scarsamente utili su scala mondiale, se non affiancati da una politica di pianificazione familiare. Altrimenti, l'ammontare di risorse risparmiate permetterebbe semplicemente il mantenimento di un nuovo surplus di popolazione che può diventare il vero motore della domanda globale. Essendo proprio la domanda globale la causa dell’esaurimento di una risorsa limitata. Per vedere, allora, cosa occorre fare per contenere la sindrome di Jevons, prendiamo ad esempio il traffico cittadino. E’ molto diffuso presso gli assessori alla mobilità quello che spesso abbiamo definito il “Kamasauto”, cioè la nevrosi consistente nel continuo cambiamento dei dispositivi di traffico, dei sensi unici, dei divieti di circolazione, di sosta e quant’altro. In questo caso la ricerca di una maggiore efficienza è ricercata all’esterno del mezzo, ma la finalità e le conseguenze sono le stesse. Siamo nel paradosso di Jevons. Infatti, qualora il nuovo dispositivo realizzi una condizione migliore di fluidità, ne deriva immediatamente un maggior uso dell’auto da parte degli utenti che vanifica i benefici ottenuti. E così si riparte daccapo con un livello di inquinamento e di congestione superiore a quello precedente. Come agire? Qui la risposta è facile e vale però, in generale, per tutti i casi di comparsa del paradosso. Bisogna accompagnare le misure dei nuovi dispositivi con paralleli interventi che comprimano la causa e cioè l’abuso di mobilità privata. Quindi, più mezzi pubblici, più piste ciclabili, più confort per i pedoni e, soprattutto una razionalizzazione dei servizi e degli uffici della città che eviti spostamenti inutili per ottenere documenti, prestazioni ecc… Insomma l’efficienza, da sola, non basta: si deve anche intervenire sul contorno e sull’attenuazione dei bisogni. Puntando molto anche su una cultura di consapevolezza ecologica dei problemi esistenti sul tavolo che invece è stata scoraggiata e compressa dall’incentivazione ai consumi visti come elemento di successo della propria personalità e di sviluppo economico. Quanto affermato da Jevons, e confermato in seguito da molti ricercatori, mostra inequivocabilmente la necessità di porre delle condizioni d'ordine politico quando si va a fornire ulteriore energia e risorse, tanto in termini di risparmio quanto di fonti alternative, al nostro sistema. Il paradosso di Jevons è radicato nella funzione di regolazione affidata al solo mercato e nella presunta capacità benefica che esso sarebbe in grado di realizzare. L’equivalente diminuzione di prezzo che scatta ad ogni miglioramento di efficienza (e che ne annulla i vantaggi ambientali) è invece la prova che la funzione del mercato è insufficiente in un mondo che ha dei limiti di risorse. La pratica del risparmio, cosi come ogni altra buona pratica ecologica, deve essere concessa e regolata dalle comuni istituzioni, finalizzando chiaramente l'utilizzo sia delle ultime e preziose risorse del nostro Pianeta sia di quelle nuove ed ancora incerte, alla realizzazione del mutamento verso la sostenibilità. Anche al fine di effettuare i passi necessari ad uscir fuori dalla situazione di competizione e conflitto globale demografico, economico e tecnologico che costringe ogni Paese del mondo ad una crescita continua per non ritrovarsi in svantaggio rispetto agli altri. Certamente tali risorse non devono venir profuse per continuare imperterriti le politiche suicide di espansione. Perseguire una politica di risparmio/rendimento senza intervenire sulle cause primarie e sulla cultura che procurano lo stato di necessità di sì ingenti consumi è come ostinarsi a versare dell'acqua in un secchio senza fondo. |



