| Pannelli ad inseguimento un nuovo business o un flop? |
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![]() I pannelli ad inseguimento potrebbero avere da questa crisi un durissimo colpo, a meno che non si riesca a renderli maggiormente a buon mercato di Vincenzo Caccioppoli
23 gennaio 2009 - In un periodo di crisi come quello attuale l’ottimizzazione della resa e il risparmio nei costi sono ai primi posti fra gli obiettivi di ogni settore produttivo. Nello specifico a maggior ragione il discorso si può adattare al settore del fotovoltaico, che rischia di subire un inaspettato freno proprio a causa delle crisi del credito. Per questo motivo la ricerca sta producendo il suo massimo sforzo per arrivare a sistemi sempre più efficienti e meno costosi. Attualmente un modulo di pannelli solari “tradizionali” ha infatti un costo piuttosto elevato. Le nuove tecniche cercano perciò di aumentare la resa e possibilmente diminuire i costi. Il film sottile, il solare a concentrazione e le sperimentazioni su gel e componenti organici stanno dando ottimi frutti ma fino ad ora per molti di queste si è in una fase poco più che sperimentale. Quello che invece da alcuni anni è già presente sul mercato con ombre e luci è il sistema dei pannelli ad inseguimento, che sembrano aver avuto un boom in Spagna e Germania all’inizio a metà degli anni 2000 per poi essere accantonati a favore di tecniche più tradizionali. Anche in Italia se ne è parlato molto e se ne continua a discutere ma sembra che il sistema stenti a decollare, e rischi perciò di essere superato dalle nuove tecnologie. In poche parole i pannelli ad inseguimento permettono grazie ad un meccanismo meccanico di orientare il pannello in maniera ottimale rispetto alla posizione del Sole, favorendo cosi una maggiore esposizione verso la fonte di energia solare e una conseguente maggiore resa. Un sistema fisso infatti essendo sempre orientato nella stessa direzione, che per il nostro paese è Sud con un inclinazione longitudinale di circa 30 gradi durante tutto l’anno, comporta il fatto che una parte della radiazione solare non possa essere trasformata in energia. La peculiarità degli inseguitori è proprio quella invece di inseguire il percorso del Sole attraverso appunto lo spostamento dei moduli solari massimizzando cosi l’efficienza. Secondo alcuni calcoli e a seconda di dove l’impianto viene posizionato la resa può essere anche superiore del 20-25% con questa tecnologia, che grazie ai ricchi incentivi promossi dal Conto Energia possono rappresentare un notevole ricavo in più alla fine dell’anno. Ma accanto a questo innegabile vantaggio esistono anche molti punti oscuri su questa tecnologia, che non a caso stenta a decollare anche nel nostro paese a scapito dei moduli tradizionali anche se meno efficienti. Innanzitutto infatti a frenare lo sviluppo di questo sistema insorge il costo che è ovviamente più elevato di quelli tradizionali, in alcuni il costo è più elevato anche del 25-30% proprio per il sistema piuttosto complesso di movimentazione. Secondariamente l’impianto ha bisogno di ampi spazi, circa il doppio rispetto alle tradizionali, e di un terreno il più possibile adatto alle sue esigenze meccaniche e difficilmente un terreno non completamente pianeggiante può essere utilizzato. E’ assolutamente da evitare, infatti, qualsiasi possibilità di ombreggiamento che possa inficiare la resa dell’impianto. Per essere inoltre redditizio un tipo di impianto di questo genere deve essere necessariamente di una certa dimensionalità e quindi è, a detta di molti esperti, da escludere per gli impianti sotto il MW. Infine c’è da mettere nel conto l’affidabilità di questo sistema che secondo alcuni è il vero tallone d’Achille di queste tecnologie, in quanto si tratta di strutture piuttosto complesse per via dei numerosi componenti meccanici ed elettronici presenti sui sistemi. Ecco perché i pannelli ad inseguimento potrebbero avere da questa crisi un durissimo colpo, a meno che non si riesca a renderli maggiormente a buon mercato magari adattandolo anche a dimensioni più ridotte e riducendo il più possibile la componente meccanica dei moduli. Ma forse cosi si snaturerebbe il concetto stesso del pannello ad inseguimento, che in questi ultimi mesi deve anche affrontare la concorrenza di altri sistemi come quello a concentrazione, ugualmente efficienti ma molto meno complessi e costosi. |
La "bicicletta condivisa" continua a riscuotere grande successo. Nell'ultimo anno sono più di dieci i Comuni italiani che hanno attivato il servizio. Ed è proprio al bike sharing che è dedicato il 2° Convegno Nazionale del Club delle Città organizzato il 6 ottobre a Milano da Ccbs dal titolo "Progettare un servizio di bike sharing: interoperabilità dei sistemi e valutazione dei benefici".


