| Gli orti solari: una nuova frontiera per gli investimenti |
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Gli “huertos solares” permettono di spartire fra diversi investitori quote di un grande impianto fotovoltaico, riuscendo cosi ad abbattere uno dei grossi impedimenti allo sviluppo del settore, che è appunto quello degli ancora troppo esosi costi degli impianti e del loro avviamento.di Vincenzo Caccioppoli 28 ottobre 2008 - Viene dalla Spagna (paese all’avanguardia per tutto ciò che attiene al mondo delle rinnovabili), dove esiste già dal 2003 ed è una nuova forma di investimento, che potrebbe rappresentare, in un momento di enorme difficoltà dei mercati finanziari come quello attuale, una chiave di volta per i tanti risparmiatori che non sanno più quale direzione prendere e soprattutto di chi fidarsi. Si chiamano “huertos solares”e sono stati creati da Acciona, una delle società leader nel campo fotovoltaico ed eolico in Spagna. ![]() Il concetto è molto semplice e si identifica nella possibilità appunto di spartire fra diversi investitori quote di un grande impianto fotovoltaico, riuscendo cosi ad abbattere uno dei grossi impedimenti allo sviluppo del settore, che è appunto quello degli ancora troppo esosi costi degli impianti e del loro avviamento. Ogni singolo investitore in questo modo, con un relativamente modesto apporto di denaro (stabilito a priori ma che non dovrebbe essere comunque inferiore ai 40-50.000 euro per essere redditizio) potrebbe godere dei benefici derivanti dai generosi incentivi promossi dal Conto Energia per 20 anni e poi decidere cosa fare una volta scaduto il periodo dell’incentivo. Acciona in Spagna ha già implementato 12 “orti solari” per una capacità di oltre 25 MW di potenza. Il più grande ha una potenza di quasi 10 Mw e circa 750 comproprietari, che hanno sborsato circa 50.000 euro per avere una fetta del grande impianto e godere dei generosi vantaggi economici del piano di incentivazione spagnolo. Nel complesso ai progetti spagnoli hanno aderito circa 2200 investitori che hanno acquistato complessivamente quote per 177 milioni di euro. Secondo i calcoli fatti dagli specialisti, i soldi investiti sono stati ammortizzati in circa 3-4 anni, e il reddito medio di una quota di solare si aggira introno all’8-10% all’anno. Nel nostro paese che è ancora indietro rispetto al paese spagnolo nello sviluppo delle fonti di energia rinnovabili questa forma di multiproprietà del solare non ha ancora fatto la sua comparsa se non a livello sperimentale, come è il caso del progetto di condominio fotovoltaico, portato avanti nel 2006 dal Dipartimento di chimica industriale dell’Università di Bologna: in poche parole promuovere ed organizzare la comproprietà di una centrale fotovoltaica da 300 Kwp su un tetto industriale di un comune della cintura del capoluogo bolognese. Oppure ancora qualcosa di simile è contenuto nel progetto di costruzione della fattoria Heliantide in Calabria, che sarà dotata di una centrale solare fotovoltaica ad inseguimento con una potenza di oltre 350 kWp e una producibilità attesa di 676.052 kWh l’anno. Heliantide potrà essere perciò la meta di investimenti da parte di coloro che saranno interessati a comprare quote sia della centrale fotovoltaica che delle multiproprietà dei villini residenziali. Il pacchetto quote, per un totale di 4.499.000 euro, sarà diviso in due parti: la prima per coloro rivolti ad investire nella centrale solare fotovoltaica da 352,8 Kwp; la seconda per coloro rivolti all’acquisto di multiproprietà degli impianti integrati nelle strutture ed dei villini residenziali. Ma certo è che nel nostro paese ancora non esiste nulla di organizzato come invece in Spagna. L’idea secondo alcuni potrebbe allargarsi anche alle imprese, che potrebbero creare dei veri e propri “distretti fotovoltaici”, consorziandosi ed acquistando porzioni di una grande centrale fotovoltaica che potrebbe essere utilizzata sia per fornire energia alle imprese e sia per ottenere gli incentivi dallo Stato sulla energia non consumata in loco. |
Legambiente, nel suo rapporto annuale sulla qualità ambientale delle città italiane, ha stilato la classifica delle città. Il dossier ha preso in considerazione diversi parametri ambientali. La migliore città italiana in campo ambientale è Verbania. Male il Sud, con Catania fanalino di coda. 


Gli “huertos solares” permettono di spartire fra diversi investitori quote di un grande impianto fotovoltaico, riuscendo cosi ad abbattere uno dei grossi impedimenti allo sviluppo del settore, che è appunto quello degli ancora troppo esosi costi degli impianti e del loro avviamento.