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10 marzo 2007 - di Poldo Coleti Non se ne può più. Ormai i temi energetici sono quotidianamente presenti in Televisione e sui giornali, ma il ritardo di competenze e di preparazione, diciamo pure l’ignoranza accumulata negli anni e che distingue la pseudo cultura umanistica italiana, è tale che, quando i mass media entrano nello specifico di questi temi, si finisce col non capirci niente.
A scuola, quando si veniva interrogati, o meglio ancora quando si rispondeva a dei test, talvolta si menava a indovinare; e qualche volta si coglieva nel segno. Sarà la sfortuna, ma i giornalisti che parlano di watt, kwh, Megawatt e via dicendo, non ne colgono una manco tirando a sorte. Addirittura talvolta si sente parlare di Megatoni, come se si stesse dissertando su un bombardamento atomico!! Sbagliare qualche congiuntivo è poco elegante e, se vogliamo essere severi, è scorretto, ma forse si riesce comunque a comprendere il senso del discorso. Se però cominciassimo un ragionamento parlando di distanze di mille chilogrammi o di sacchi di patate che pesano 10 chilometri, non andremmo da nessuna parte e la confusione sarebbe totale: ogni discorso diventerebbe incomprensibile. Fortunatamente non capita mai di confondere pesi con lunghezze per la semplice ragione che si tratta di misure di uso quotidiano, a cui siamo ben avvezzi.
E fino a qualche anno fa l’energia e le altre grandezze ad essa connesse, non dandoci difficoltà di reperibilità e di costi, erano fuori dalle discussioni correnti. Oggi però non è più così e ne dobbiamo parlare quotidianamente. Perciò è necessario poter comunicare tra noi ed uscire dalla babele in cui troppe volte ci troviamo per la confusione delle grandezze in gioco.
Cerchiamo, allora, di fare un po’ di chiarezza entrando solo per il minimo indispensabile nel merito dei concetti. Una macchina, o apparecchiatura qualunque, può avere una grande o grandissima potenza, ma non consumare assolutamente nulla: basta lasciarla spenta. Bella scoperta. Appena parte, comincerà immediatamente a consumare energia e più tempo resta “accesa”, più energia consuma. Il suo consumo giornaliero si otterrà moltiplicando per 24 il consumo orario. Altra bella scoperta, che però ci fa capire che qui sono in gioco due grandezze diverse. Una è il ritmo del consumo energetico, cioè la POTENZA dell’apparecchiatura. Da essa dipende il lavoro che il motore, o chi per esso, può svolgerci in una unità di tempo. Senza entrare nel dettaglio, la misuriamo in watt (W) o nei suoi multipli kW o Megawatt (MW). L’altra è l’ENERGIA impiegata, che possiamo valutare proprio moltiplicando la prima per il tempo d’azione. Così, se abbiamo valutato la potenza in kW, viene fuori che il consumo di energia è dato dal prodotto della potenza per le ore di funzionamento: è il famigerato e notissimo kWh. All’ENEL interessa quanta energia noi consumiamo, perciò paghiamo i kW x ore, cioè i kWh (e non i kW/h come spesso si vede scritto). Se abbiamo molte apparecchiature con tanti kW, all’ENEL non interessa affatto. E se le usiamo poco o niente, il consumo sarà di conseguenza poco o niente anch’esso. All’ENEL interessa, invece, per quanto tempo usiamo una potenza in funzione. Cioè il consumo di energia. Per esempio, una lampada da 100 watt (=0,1kW) lasciata accesa per un giorno, consumerà 0,1 x 24 = 2,4 kWh (e, se ogni kWh costa 0,15 Euro, il totale sarà 0,15 x 2,4 = 0,36 Euro).
L’ENEL ci fornisce un contatore di energia consumata per una possibile potenza impiegata fino a 3 kW. Questo significa che noi possiamo contemporaneamente accendere apparecchiature fino a raggiungere tale potenza. Ad esempio, 30 lampadine da 0,1 kW (30 x 0,1 = 3), oppure 10 lampade (1kW) più il forno da 2 kW (1 + 2 = 3). Ad un ulteriore aumento di potenza messa in funzione, il contatore “scatta”, cioè ci distacca dalla rete perché non si permette che un solo utente riservi per sé troppa disponibilità al di là di quella contrattata. L’energia deve raggiungere tutti e questo non è possibile se qualcuno ha un ritmo di consumo esagerato.
Normalmente, non capita quasi mai di avere tante apparecchiature accese tutte insieme. In media, poiché si consumano una decina di kWh al giorno (3000 – 4000 l’anno) e, tenendo conto che di notte è quasi tutto spento, la potenza media di un kW può soddisfare la richiesta di una famiglia. Infatti 1 kW per 12 ore fa 12 kWh. Per questo motivo un pannello fotovoltaico di un kW può essere sufficiente se integrato dalla rete nei momenti di maggior richiesta, salvo, poi, ad alimentare lui la rete, secondo lo scenario del “conto energia”, nei momenti in cui si produce più energia di quanta se ne sta consumando. Da tale calcolo vengono fuori quei 10 metri quadri di pannelli che servono allo scopo, dal momento che la potenza della radiazione solare è di 1 kW/mq e il rendimento di essi è del 10%. Come si vede, passare dai kW impiegati ai kWh consumati e viceversa, è fondamentale per esprimere e raccontare le nostre esigenze. Figuriamoci il bailamme che succede con le centrali di produzione energetica quando si confrontano quelle eoliche, nucleari o a combustibili fossili, ciascuna delle quali con la sua potenza massima e con la disponibilità di ore di funzionamento l’anno a causa dei fermi per manutenzione o mancanza di alimentazione primaria (per quelle rinnovabili). Chi deve comunicare dati, deve fermarsi prima a riflettere un tantino, per evitare confusioni e non vanificare la comunicazione che vuole stabilire.
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